Finiture a basso attrito: scopriamole

Può essere che, se escludiamo la famosa e onnipresente cromatura, che tutti ormai sappiamo riconoscere e apprezzare, il termine di “finiture superficiali” risulti per la stragrande maggioranza di noi qualcosa di piuttosto misterioso, che possiamo confusamente intuire essere legato al mondo industriale, ma che probabilmente non sappiamo nemmeno identificare con chiarezza nelle sue modalità e nelle sue funzioni. Eppure le possibilità di questi trattamenti sono eccezionali, e i loro risultati utilissimi per ciascuno di noi. Prendiamo, ad esempio, le finiture a basso attrito, o antiaderenti.

Il procedimento più moderno a tal proposito è quello a deposizione chimica di vapore. Gli oggetti da ricoprire vengono inseriti in apposite camere di reazione, dove il composto chimico di cui si comporrà la finitura viene immesso in forma gassosa e portato a reagire sulle superfici interessati tramite reazione chimica. Il risultato è uno strato eccezionalmente sottile e uniforme, dell’ordine dei millesimi di millimetro, in grado di ricoprire anche le superfici più complesse e ricche di nicchie e fessure in maniera perfetta. Le superfici su cui si pratica il trattamento sono solitamente gli acciai inossidabili e quelli ad alta velocità, che possono ben tollerare le temperature di reazione elevatissime tipiche della procedura.

Alla fine, questo come altri procedimenti in uso (come la deposizione fisica di vapore, eventualmente assistita o potenziata al plasma) portano a risultati finali paragonabili: una finitura superficiale con una straordinaria aderenza al materiale di substrato, perfettamente uniforme a prescindere dalla geometria del pezzo, e dotata di straordinarie caratteristiche fisiche. Queste includono una estrema durezza, la conseguente ottima resistenza all’usura e alla corrosione, e un bassissimo attrito, traducibile nella non’aderenza della superficie finale, in maniera simile al teflon ma con una qualità assolutamente imparagonabile.

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