Approfondimento culturale a cura della testata web Eroica Fenice
Alessandro Manzoni nacque a Milano il 7 marzo 1785, in un'epoca di grandi fermenti culturali e politici. Nipote, per parte di madre (Giulia Beccaria), del celebre Cesare Beccaria, autore del trattato Dei delitti e delle pene, Manzoni crebbe immerso negli ideali dell'illuminismo lombardo. La sua formazione avvenne tra collegi religiosi e l'ambiente intellettuale milanese e parigino, dove frequentò gli idéologues, eredi del pensiero illuminista.
Un evento fondamentale nella sua vita fu la conversione al Cattolicesimo, avvenuta intorno al 1810, anche grazie all'influenza della moglie, la calvinista ginevrina Enrichetta Blondel, anch'ella convertitasi. Questa profonda trasformazione spirituale segnò indelebilmente la sua visione del mondo e la sua produzione letteraria si orientò verso temi religiosi, morali e storici, indagati con una nuova sensibilità.
Manzoni visse prevalentemente tra Milano e la sua villa di Brusuglio e si dedicò agli studi, alla scrittura e alla famiglia. Partecipò con interesse, sebbene in modo più appartato rispetto ad altri intellettuali, alle vicende del Risorgimento italiano, sostenendo la causa unitaria. Dopo l'Unità d'Italia, fu nominato senatore del Regno nel 1860. Figura di enorme prestigio, si dedicò negli ultimi anni anche alla questione della lingua e propugnò l'adozione del fiorentino colto come modello per l'italiano unitario, processo che lo portò alla celebre revisione linguistica de I promessi sposi (l'edizione "quarantana" del 1840-42). Si spense a Milano il 22 maggio 1873, lasciando un'eredità letteraria e morale di inestimabile valore.
La vasta produzione manzoniana: più del celebre romanzo
Alessandro Manzoni fu un autore poliedrico, che si cimentò con successo in diversi generi letterari, sebbene I promessi sposi rappresenti l'apice della sua produzione e l'opera per cui è universalmente noto. La sua attività di scrittore attraversa fasi distinte, che riflettono la sua evoluzione intellettuale e spirituale.
Opere poetiche
La sua produzione lirica è fondamentale. Gli Inni Sacri (come La Risurrezione, Il Nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste), composti tra il 1812 e il 1822, sono espressione diretta della sua rinnovata fede e testimoniano un nuovo modo di concepire la poesia religiosa, intrisa di riflessione teologica e partecipazione emotiva. Altrettanto significative sono le odi civili, tra cui spiccano Marzo 1821, dedicata ai moti risorgimentali piemontesi e pervasa da un forte anelito alla libertà e all'unità nazionale, e Il Cinque Maggio (1821), composta di getto alla notizia della morte di Napoleone Bonaparte, una profonda meditazione sul destino umano, la gloria terrena e il giudizio divino.
Le tragedie
Manzoni rinnovò anche il genere tragico; introdusse il rifiuto delle unità aristoteliche di tempo e luogo e l'uso del coro come spazio di commento lirico e morale dell'autore. Il Conte di Carmagnola (1820) e Adelchi (1822) sono tragedie storiche che esaminano i temi della giustizia, del potere, della sofferenza degli innocenti e del conflitto tra ideale morale e realtà politica. In esse, Manzoni già manifesta quell'attenzione per gli "umili" e per la verità storica che caratterizzerà poi il suo capolavoro.
I saggi
La sua riflessione teorica è affidata a scritti come la Lettre à M. Chauvet sur l'unité de temps et de lieu dans la tragédie (1820), significativa per la sua poetica del Romanticismo, e le Osservazioni sulla morale cattolica (1819), in cui difende i principi etici del Cattolicesimo.
Questa ricca e diversificata produzione testimonia la profondità del pensiero manzoniano e la sua costante ricerca di un'arte che fosse "utile per scopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo".
I grandi protagonisti: figure di rilievo nel mondo manzoniano de I promessi sposi
Il sistema dei personaggi dei Promessi sposi è piuttosto articolato e presenta una netta separazione fra gli umili (le "gente meccaniche, e di piccol affare" di cui parla l'anonimo nell'introduzione, ovvero i "poverelli" citati da Manzoni) e i potenti, che hanno parte non trascurabile nelle vicende. Tra i primi troviamo soprattutto i protagonisti del romanzo (i due "promessi", don Abbondio, Agnese, Perpetua), mentre fra gli altri vi sono sia figure di fantasia (don Rodrigo, Attilio, fra Cristoforo) sia personaggi storici (Ferrer, il cardinale Federigo Borromeo), secondo il principio del romanzo storico che mescola fantasia e realtà, in un ambiente sociale precisamente ricostruito. Alcuni personaggi, se anche non sono storici in senso stretto, si prestano a un'identificazione più o meno sicura, come quelli di Gertrude (la monaca di Monza) o di Bernardino Visconti, che diventa l'innominato nel romanzo. Di alcuni l'autore ci fornisce una dettagliata descrizione e ci racconta la loro storia, su altri è decisamente più reticente e la ragione di ciò è spesso attribuita all'anonimo, che avrebbe omesso alcuni particolari nel manoscritto immaginario (in alcuni casi si tratta di semplice prudenza da parte di Manzoni). I personaggi principali presentano una notevole profondità psicologica e un indubbio realismo, che spesso attribuisce loro difetti e qualità in modo verosimile (questo vale soprattutto per le figure positive della vicenda). Spesso i nomi alludono a caratteristiche del personaggio, come Lucia (giovane dalla specchiata onestà, luminosa), don Abbondio (nome del santo patrono di Como, con allusione al suo amore per il quieto vivere), padre Cristoforo (portatore di Cristo, secondo l'etimologia latina).
Sebbene ogni personaggio contribuisca alla ricchezza del romanzo, cinque figure si distinguono per il loro impatto sulla trama e per la profondità con cui l'autore ne delinea la psicologia e il percorso. Analizziamoli più da vicino.
1. Renzo Tramaglino: l'eroe popolare in evoluzione
Lorenzo, o Renzo, Tramaglino è il protagonista maschile del romanzo, un giovane filatore di seta del contado lecchese. All'inizio della vicenda, Renzo si presenta come un giovane onesto, laborioso e profondamente innamorato della sua promessa sposa, Lucia. Egli è anche impulsivo, a tratti ingenuo e incline a farsi giustizia da sé di fronte alle prepotenze. Il suo percorso narrativo è un vero e proprio romanzo di formazione: le peripezie che affronta – la fuga, la peste, le ingiustizie – lo tempreranno e lo trasformeranno da ragazzo impetuoso a uomo maturo, più riflessivo e consapevole delle complessità del mondo e dell'importanza della fede. Renzo incarna la tenacia e la resilienza del popolo, la sua ricerca di giustizia e la sua capacità di apprendere dalle avversità.
2. Lucia Mondella: la fede incorruttibile
Lucia Mondella è la protagonista femminile, promessa sposa di Renzo. Il suo nome stesso, come suggerito, allude alla sua "luminosa" e specchiata onestà. Lucia è l'emblema della purezza, della modestia e della profonda fede religiosa. A differenza di Renzo, è un personaggio più statico, ma la sua staticità risiede nella sua incrollabile fiducia nella Provvidenza Divina, che la sostiene anche nei momenti più bui, come il rapimento e la prigionia nel castello dell'Innominato. La sua forza non è nell'azione esteriore, ma nella resistenza interiore, nella capacità di sopportare il male senza farsene contaminare. Per Manzoni, Lucia rappresenta la virtù cristiana che, pur messa a dura prova, trionfa attraverso la Grazia.
3. Don Abbondio: la vigliaccheria come sistema di vita
Curato del piccolo paese di Renzo e Lucia, Don Abbondio è una figura tragicomica, fondamentale per l'avvio della narrazione. Il suo nome, che richiama il santo patrono di Como, stride ironicamente con la sua personalità. Don Abbondio è l'incarnazione della vigliaccheria e dell'egoismo. La sua principale preoccupazione è il "quieto vivere", evitare qualsiasi fastidio o pericolo, anche a costo di venir meno ai propri doveri morali e religiosi. È lui che, per aver ceduto alle minacce dei bravi di Don Rodrigo, si rifiuta di celebrare il matrimonio, un atto che scatena l'intera catena di eventi. Manzoni lo dipinge con realismo: ne mostra i difetti senza condannarlo ferocemente, e lo usa piuttosto per criticare quella parte di umanità (e di clero) che sceglie la via della pavidità e del compromesso.
4. Fra Cristoforo: la carità attiva e la forza della redenzione
Padre Cristoforo, al secolo Lodovico, è una delle figure più nobili e positive del romanzo. Convertitosi dopo aver ucciso un uomo in duello, dedica la sua vita all'aiuto dei deboli e degli oppressi, e incarna così l'ideale della carità cristiana attiva e coraggiosa. Il suo nome, "portatore di Cristo", ne definisce la missione. È il principale aiutante di Renzo e Lucia: affronta con coraggio Don Rodrigo e offre conforto e guida spirituale. Fra Cristoforo rappresenta la possibilità di redenzione, la forza morale che si oppone all'ingiustizia e la Chiesa nella sua funzione più alta di soccorso e testimonianza evangelica. La sua figura è determinante per mostrare come la fede possa tradursi in azione concreta nel mondo.
5. Don Rodrigo: l'incarnazione della prepotenza feudale
Signorotto locale e antagonista principale della vicenda, Don Rodrigo è il motore negativo della storia. È la sua capricciosa e illecita passione per Lucia, unita al suo orgoglio e alla sua arroganza di nobile, a scatenare la persecuzione dei due promessi. Don Rodrigo rappresenta il potere tirannico e arbitrario, l'ingiustizia di un sistema sociale che permette ai potenti di opprimere impunemente gli umili. Manzoni non gli concede la profondità psicologica di altri personaggi; egli è piuttosto un simbolo della corruzione morale e dell'abuso di potere, destinato a una misera fine a causa della peste, quasi a sottolineare l'intervento di una giustizia superiore.
Questi cinque personaggi, con le loro luci e le loro ombre, i loro percorsi di crescita o la loro statica rappresentazione di vizi e virtù, costituiscono l'ossatura portante del romanzo. Attraverso le loro interazioni e le loro vicende individuali, Manzoni racconta una storia avvincente e, allo stesso tempo, veicola i grandi temi della sua opera, già presenti in nuce nelle sue poesie e tragedie: la giustizia, la fede, la Provvidenza, la critica sociale e la complessità dell'animo umano.

