[9-10-2018] Riforme costituzionali all’ordinamento della Repubblica

di Mauro Rubino-Sammartano

Ove si riuscisse a superare i temi da campagna elettorale e la esasperata automatica contrapposizione dei vari schieramenti politici su qualsiasi proposta, non sarebbe forse del tutto inutile domandarsi se la disciplina costituzionale dell’ordinamento della Repubblica può giovarsi di un’attenta e obiettiva rivisitazione.

Separazione tra Esecutivo e Legislativo

Come è noto, il sistema partitico attualmente in vigore produce la conseguenza che il partito o la coalizione di maggioranza adotta da un lato le decisioni in Parlamento e dall’altro sceglie, per lo più tra i propri aderenti, i componenti del potere esecutivo.

Il principio fondamentale di separazione tra esecutivo e legislativo è così profondamente violato.

Nel quadro delle soluzioni da cercare per eliminare l’attuale commistione tra esecutivo e legislativo potrebbe ad esempio essere presa in considerazione la formazione, da parte del Presidente della Repubblica, di un governo in cui ciascun dicastero abbia a capo un Ministro e dei Sottosegretari che conoscano veramente bene la materia, Governo che dovrà presentarsi naturalmente alla Camera, alla quale competerà se approvarlo o meno.

L’esclusione in tal modo del miraggio della spartizione delle poltrone dovrebbe poter sollevare il livello di quanti scelgono la politica come una carriera remunerativa.

Le Camere

Il ruolo sostanzialmente identico svolto dalle attuali due Camere del Parlamento, il grande allungamento di tempi per l’adozione di provvedimenti legislativi e la sostanziale non diversità dei requisiti per l’elezione ad esse, militano a far ritenere che sia più che sufficiente la riduzione del Parlamento alla sola Camera dei Deputati.

Con l’occasione, verosimilmente, dovrà procedersi anche ad una riduzione del numero dei deputati.

Con le opportune messe a punto, in linea di massima esso potrebbe essere determinato secondo una formula quale, solo a titolo di esempio, di 8 deputati per le regioni più grandi e 4 per le altre.

Nuova legge elettorale

Un ballottaggio tra i due partiti – non tra coalizioni – che hanno riportato nella prima elezione il maggior numero di voti, potrebbe essere una formula da approfondire.

Requisiti di Eleggibilità dei Deputati

L’elezione a membro del Parlamento richiede attualmente, oltre ad un requisito minimo di età, solo il godimento dei diritti civili e politici.

La “carriera politica” appare scelta da molti, troppi, al fine di trarne, come da qualsiasi altra attività, un beneficio economico per sé.

Il combinato effetto di tali due constatazioni, fa sì che non di rado entra a far parte del Parlamento qualcuno che non ha sempre tutte le qualità per svolgere tale funzione, tra le quali in primo luogo lo spirito di servire lo Stato.

Nella ricerca di soluzioni più attente, si potrebbe includere tra i requisiti per la nomina, oltre all’assenza di condanne – e anche solo di rinvii a giudizio – la necessità di un’esperienza almeno quinquennale in un mestiere o professione.

Un requisito importante può anche essere la previsione e la disciplina del mantenimento da parte del deputato di un’altra attività economica, in modo che egli non debba dover dipendere anche economicamente dall’approvazione del proprio partito per la rielezione, il che finisce ad incidere negativamente sulla formazione da parte di esso delle decisioni che è chiamato ad adottare e delle opinioni che è chiamato ad esprimere nell’interesse del Paese.

Indennità dei Parlamentari e Rimborsi ai Parlamentari

Potrebbe essere opportuno sottoporre l’intera normativa attualmente in vigore, in materia di indennità varie e rimborsi, ad un controllo di legittimità costituzionale per essere certi che non vi sia disparità di trattamento rispetto ai cittadini.

Ogni nuova disposizione legislativa in materia potrebbe poi dover essere sottoposta ad un parere preventivo favorevole della Corte Costituzionale.

Il compenso dei Parlamentari da un lato deve incentivare lo svolgimento di tale ruolo ma dall’altro non essere eccessivo.

Occorrerà verosimilmente determinare un importo di alcune migliaia di Euro esentasse al mese (oltre al rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno a Roma solo per i deputati che non vi abitino, o non vi lavorino, o non vi si trovino per altri motivi).

L’eventuale trattamento pensionistico dovrà essere determinato in base ai versamenti contributivi effettuati.

Qualsiasi vitalizio sarà da escludersi. Analogamente qualsiasi altra facilitazione o rimborso di sorta.

L’utilizzo di auto di servizio a cariche pubbliche dovrà essere rigorosamente limitato all’accompagnamento per specifici impegni, escludendo la messa a disposizione dell’automezzo per intere giornate.