[1-24-2018] Democrazia: mito o realtà? (non vi è nessuna prescrizione da seguire prima di consegnare un fucile ?)

di Mauro Rubino-Sammartano

Una ricerca dei termini più usati dall’Ottocento ad oggi vedrebbe in prima linea il termine “democrazia”.

Essa è riconosciuta come sinonimo di governo del popolo.

L’etimo non tradisce, ma non completa il concetto con la precisazione se si tratti di buon o di mal governo o indifferentemente dell’uno e dell’altro.

Pare legittimo inferire che si intendeva per lo più fare riferimento ad un buon governo.

Chi si proponga di approfondire tale mozione, si imbatte in una serie di valutazioni non uniformi.

Da un lato:

a Lenin viene attribuita l’affermazione che

La democrazia è uno stato che legittima la sottomissione della minoranza alla maggioranza ed è paragonabile ad un’organizzazione istituita per l’uso sostanziale della forza di una classe contro l’altra, di una parte della popolazione contro l’altra”.

e a Pirandello

… quando il potere è in mano di uno solo, quest’uno sa di essere uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano solo a contentare sé stessi e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà”.

Valutazioni pesantemente negative sono dovute a Platone

La democrazia si muta in dispotismo

Montanelli

La democrazia è sempre per sua natura e costituzione il trionfo della mediocrità

Churchill

La democrazia funziona quando a decidere siamo in due, e l’altro è il malato

Palazzeschi

Meglio sudditi di un regime aristocratico che di una democrazia

Mussolini

Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l’illusione di essere sovrano

Pascal

Democrazia : non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto

Montesquieu

Il suffragio per via della sorte è proprio per natura della democrazia, quello per via della scelta, dell’aristocrazia”.

Panebianco stesso ha appena scritto in un editoriale del Corriere della Sera del 2 gennaio 2018

L’incompetenza del votante è l’inevitabile tributo da pagare per avere la democrazia e godere dei suoi vantaggi”.

Dall’altro lato:

secondo Cattani

Democrazia significa … consentire a chiunque lo merita la possibilità di elevarsi, non già innalzare chi di meriti sia invece sprovvisto

de Wohl, secondo il quale la democrazia

è ciò che dice di essere : il dominio del popolo. Ed è buona o cattiva a seconda che il popolo sia l’una o l’altra cosa

Lincoln

La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo

Bobbio

La democrazia è il più grande tentativo di organizzare una società per mezzo di procedure non violente

Salvadori

La sostanza della democrazia è il potere dei cittadini di decidere del proprio destino in modo consapevole e pacifico nel quadro di una società aperta, nella quale non si dia una distribuzione delle risorse materiali e culturali tale da impedire a qualsiasi cittadino di partecipare alla formazione delle decisioni politiche …”.

Non solo brillante appare la ricapitolazione di tali considerazione effettuata da Sir Winston Churchill:

E’ stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.

La filosofia greca si è posta la domanda se il popolo possa veramente comandare o se non finisca ad essere troppo influenzabile da qualcuno che lo “manovra”, trasformando l’aspirazione ad una democrazia in una demagogia.

Non si può dimenticare che le assemblee dei cittadini ateniesi hanno assunto, sulla spinta di abili oratori – che hanno suscitato o approfittato di forti emozioni – deliberazioni quali il rifiuto di alcune proposte di pace (vantaggiose date le circostanze) di Sparta, la decisione di attaccare Siracusa, che ha portato ad un grave disastro militare (anticamera della sua perdita della libertà), nonché la condanna di Socrate per empietà

Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsiasi soprusi”.

Da qui i cauti rilievi di Cassese

La democrazia maggioritaria, che attribuisce al popolo il potere di scelta del governo, togliendolo sia ai partiti sia al Parlamento, finisce inesorabilmente per produrre due effetti: rafforzare l’esecutivo rispetto al legislativo e diminuire il pluralismo. È a questi effetti – e agli inconvenienti che possono produrre – che occorre quindi guardare, chiedendosi che cosa possa temperare l’uno e l’altro. Per temperare un esecutivo forte, non c’è altro rimedio che un’investitura popolare separata del Parlamento e del governo. Solo se il governo non è figlio del Parlamento, questo gli si potrà opporre. Per moderare l’accentramento dei poteri in un corpo unico, non c’è altro che decentrare, deconcentrare, specializzare i poteri pubblici, dando a ciascuno di essi un campo o un’area di azione, sottraendo – dove possibile – la loro investitura al corpo politico e affidandola a custodi separati

e di Zagrebelsky, per cui la democrazia

… presuppone però il libero confronto e questo, a sua volta, la libera e diretta partecipazione di coloro che vi portano le proprie convinzioni, quale che ne siano la fonte e il fondamento, laico o religioso. La democrazia è, per così dire, un regime in prima persona, non per interposta persona. Se essa è occupata da forze che agiscono come longa manus di poteri esterni, diventa il luogo di scontro e prepotenza di potentati che obbediscono alle loro regole e non rispondono a quelle della democrazia: potentati che sono, tecnicamente, irresponsabili”.

Da tali varie valutazioni sembra potersi ricavare anzitutto che la democrazia è una forma costituzionale che fa sì che una parte del popolo possa prevalere sull’altra.

Ossia essa non dà mai vita ad un potere di tutto il popolo (anche se la sua sovranità è stata spesso decantata), ma solo ad una parte di esso che prevale.

Un’ulteriore considerazione è che, se si accetta che la volontà del popolo sia determinata in base alla regola della maggioranza, la conta non può essere portata agli estremi, attribuendo la vittoria a chi riporti anche un solo voto più di altri. Maggioranze decisamente più consistenti, più rispettose dei diritti di chi si trovi in minoranza di essere maggiormente tutelato appaiono necessarie.

Ma prima ancora, se si ha riguardo al fondamento di tali decisioni “assembleari”, la premessa necessaria affinché una democrazia possa dare dei buoni frutti non può che essere che tutti coloro che decidono ed esprimono la propria decisione votando, siano stati in grado di adottare una corretta decisione, attraverso non solo un’informazione ampia e chiara ma anche attraverso il ricevimento – a monte – di una formazione civica.

In altri termini, prima di dare un fucile a qualcuno, è forse male insegnargli ad usarlo ?

In tal senso è Madison

Nulla potrebbe essere più irragionevole che dare potere al popolo, privandolo tuttavia dell’informazione senza la quale si commettono gli abusi di potere. Un popolo che vuole governarsi da sé deve armarsi del potere che procura l’informazione. Un governo popolare, quando il popolo non sia informato o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse a entrambe”.

Si tratta di un obiettivo ambizioso o addirittura irraggiungibile ?

In base a queste premesse sembra potersi dare alla democrazia rappresentativa il ruolo e gli effetti che consentano “un buon governo”.

Sempre poi che sussista il presupposto di ogni buona relazione sociale, ossia la prevalenza di “homines” (quindi di ambo i sessi) di buona volontà.

Non si può concludere queste brevi considerazioni senza piegare il capo con deferenza alle nobili parole del Mahatma Gandhi, che rischiano di rimanere un miraggio

Mi professo un democratico se la completa identificazione con i più poveri dell’umanità, un intenso desiderio di vivere non meglio di loro e un corrispondente consapevole sforzo di abbassarmi a quel livello al meglio delle mie capacità, può darmene il diritto