[8-1-2018] Tra cielo e terra

di Mauro Rubino-Sammartano

I rapporti tra cielo e terra sono abbastanza intricati anche sul piano geografico (senza parlare del loro rapporto sul piano religioso – caratterizzato dall’abituale collocamento del Paradiso in cielo – che apre ad altre ricche riflessioni).

Se il cielo avvolge la terra ed essa è solo una minima parte del globo, ciò nonostante il fatto che noi abbiamo i nostri piedi sulla terra fa inevitabilmente sì che essa assorbe la nostra principale attenzione.

Se si volge lo sguardo al comportamento dell’umanità al riguardo, si riscontrano una serie di categorie di persone.

C’è chi guarda solo in basso (il che potrebbe ricordare la postura delle pecore). Altri non guardano oltre il loro naso e criticano chi guarda in alto (giungendo ad affermare in senso negativo che costui ha la testa “tra le nuvole”). Molti meno poi sono – a quanto pare – coloro che guardano l’orizzonte. Vi è infine – ma non sono molti – chi guarda solo indietro. Vi è poi chi contempla molto (troppo?) le stelle e vi è poi chi per sua sfortuna si trova a dover “vedere le stelle”.

Vi è infine chi si sente al settimo cielo.

Le sfere celesti sono in realtà sfere immaginarie. Il sistema tolemaico prevedeva addirittura nove cieli, aggiungendone uno a quelli ritenuti da Aristotele.

È stata altresì asserita l’esistenza di una sfera esterna alle sfere cosmiche che ruotano intorno alla terra la quale, secondo la filosofia greca, contiene le stelle fisse e mette in moto gli altri cieli, da cui la sua definizione come primum mobile.

Non può a questo punto stupire che nel grande cielo sopra di noi siano state individuate “aree” particolari. Così ad esempio il Parnaso (dal Monte Parnaso nel centro della Grecia, il quale domina la città di Delfi), dedicato ad Apollo e alle nove Muse.

Così pure l’Empireo (il cielo empireo) che nella concezione tomistica è la sede dei beati e che consiste, secondo Dante, in una “luce intellettual piena d’amore”.

Dobbiamo ancora alla grande filosofia greca l’individuazione anche dell’Iperuranio (il Mondo delle idee), che sono – come dalla felice definizione di Platone – dei concetti eterni ed immutabili di cui gli enti del mondo fisico non sono che dei riflessi imperfetti.

Non è sufficiente – ovviamente – aver di tanto in tanto – automaticamente o addirittura per caso – qualche idea. Vive nel Mondo delle Idee solo chi ad esse è rivolto costantemente, per cui le idee sono un elemento, se non unico, fondamentale della sua vita.

Passare la propria vita in costante compagnia delle idee porta anche all’individuazione dei propri ideali e a vivere al loro servizio.

Chi vive nel mondo delle idee finisce però ad essere spesso – direi – un pesce fuor d’acqua.

Non a caso, tali pesci non sono molti e tendono, o dovrebbero tendere, a vivere in un mondo diverso da quello caratterizzato dalla ricerca del piacere, del materialismo, della ricchezza, del potere o di altri motivi terreni.