[14-11-2016] Preferirono morire combattendo tra di loro piuttosto che prosperare insieme

di Mauro Rubino-Sammartano

Tale fu per studiosi della storia della Grecia la causa dell’incapacità di essa di prosperare al di là delle singole polis e di restare a lungo indipendente.

Le pagine ammantate di gloria di Maratona, delle Termopili e di Salamina testimoniano d’altro canto che, quando unita, essa ha saputo difendersi egregiamente da un invasore numericamente molto superiore.

Amara constatazione che, anche sotto questo profilo, ci accomuna alla di noi giustamente amata ed ammirata civiltà greca.

L’incapacità di prosperare in armonia è da sempre infatti il vessillo che siamo stati e siamo capaci di innalzare e questa è la nostra triste risposta al titolo di queste riflessioni.

Il nostro temperamento, senza giungere – in quanto verosimilmente valutato troppo drammatico – ad un cupio dissolvi, mostra una irrefrenabile volontà di contrastarsi che non solo guasta l’esistenza, ma blocca qualsiasi progresso.

L’interminabile battaglia in corso nei confronti del referendum costituzionale, approvato dal Parlamento in ben 6 letture, ne costituisce una puntuale conferma.

Poiché non era concepibile che i senatori accettassero di abolire tout court il Senato, era inevitabile dover procedere in almeno due tempi. La riforma approvata dal Parlamento è manifestamente solo la prima fase di tale mutamento.

Come ogni testo, essa non è verosimilmente perfetta, ma è necessaria per poter compiere il secondo passo.

Non vi è chi non veda che l’approvazione o meno del referendum non è il problema principale del paese. Posto che il governo comunque la ritiene una pietra fondamentale del proprio programma, chi vuole far cadere il Governo si è schierato contro di essa, mentre chi ne vuole la prosecuzione si è schierato a favore.

Il contrasto, ridimensionato così a quello che è, ossia una lotta per il potere fatta non di rado per tornaconto personale e non per servire lo Stato, sta assorbendo energie che potrebbero essere utilizzate più proficuamente nei vari e troppi altri settori in cui si registrano gravi urgenze, cui il Presidente del Consiglio cerca di far fronte.

Credo che si debba dargliene atto e riconoscere che vi sono segni che egli – per la prima volta dopo molti decenni – potrebbe riportare la pace sociale nel nostro paese, evitando tante inutili automatiche contrapposizioni.

È con questo spirito che possiamo forse ancora sperare di prosperare insieme, pensando non poco – perché no – alle nuove generazioni.

L’esordio dell’inno nazionale del Sudafrica “United We Stand” ci rammenta la premessa per poter conseguire il risultato.