[2015-10-16] Una riforma da sette, con qualche insufficienza

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

È tempo di dare le prime pagelle alla riforma costituzionale appena approvata.

I voti buoni superano largamente quelli negativi. Se si guarda nel dettaglio a cosa è cambiato, la riforma rappresenta un importante passo in avanti. Vediamo perché.

Metodo utilizzato.

Il governo, fino all’ultimo, è andato dritto per la sua strada. Diceva di avere i voti in aula, e così è stato. Molti hanno obiettato che la Costituzione la cambia il Parlamento. Vero. Ma nulla impedisce che il governo prenda in mano la situazione, quando il Parlamento si dimostra inconcludente.

Voto: 8

Fine del bicameralismo perfetto.

L’Italia si allinea alla quasi totalità di esperienze comparate. Non ci saranno più due Camere fotocopia una dell’altra. Solo la Camera dei Deputati vota la fiducia al Governo e può essere sciolta anticipatamente in caso di crisi politiche

voto: 9

Numero dei parlamentari

positiva la riduzione dei Senatori da 315 a 100. Restano 5 Senatori di nomina presidenziale: non più a vita, ma per sette anni. Si poteva decisamente evitare. I Deputati restano invece 630. Complessivamente un piccolo progresso, ma si poteva osare di più.

voto: 6

Leggi più rapide

La maggior parte delle leggi, d’ora in poi, sarà approvata dalla sola Camera dei Deputati. Il Senato mantiene potestà legislativa solo per le materie di interesse regionale ed europeo. Prevista, comunque, la possibilità che il Senato intervenga sui testi approvati dalla Camera, chiedendo modifiche. Un po’ cervellotico, ma la semplificazione di fondo regge.

voto: 7

Senato delle autonomie.

Il Senato sarà composto da 100 membri, non eletti dal popolo, bensì dai Consigli regionali, fra i rappresentanti dei territori. Nell’ultima trattativa interna al PD è emersa una formulazione pasticciata che prevede una designazione “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri”. Una formula oscura, che richiederà l’adozione di un’ulteriore legge per chiarire che significhi. Peccato: un punto perso sull’altare della mediazione politica.

voto: 5

Corsia preferenziale per il Governo

Viene previsto il “voto a data certa”, cioè una corsia preferenziale per i provvedimenti proposti dal Governo. È un istituto assai diffuso negli altri Paesi e consente all’esecutivo di poter realizzare il proprio programma, senza impantanarsi nelle paludi parlamentari

voto: 8

Presidente della Repubblica più rappresentativo

Viene innalzato il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, che, tra il quarto e il sesto scrutinio, dovrà ottenere la maggioranza dei tre quinti. Ma dal settimo scrutinio basteranno i tre quinti dei votanti

voto: 6

Indennità solo per i Deputati

Viene prevista la corresponsione di un’indennità solo per i Deputati. Ciò significa che, sulla carta, i Senatori non percepiranno altri gettoni oltre a quelli che ottengono come rappresentanti locali. Non è escluso, però, che il Senato stesso disponga di concedere ingenti rimborsi spese. Benino, ma si poteva osare di più

voto: 6

Statuto delle opposizioni. Viene previsto che siano garantiti i diritti delle minoranze. Ciò corrisponde ad una matura concezione del principio di alternanza. Alla Camera dei Deputati dovrà essere adottato un vero Statuto delle opposizioni. Londra insegna.

voto: 7

Leggi elettorali stabili. Viene previsto che le leggi elettorali possano essere portate alla Corte costituzionale in via preventiva, prima della promulgazione, qualora presentino dubbi di costituzionalità. La tragica fine del Porcellum ha lasciato il segno.

voto: 8

Meno potere alle Regioni

La riforma riduce sensibilmente il potere legislativo delle Regioni e prevede una “clausola di supremazia” a favore dell’intervento statale. Certo il regionalismo italiano, nell’ultimo decennio, ha dato pessima prova di sé. Ma la riforma appare troppo severa e, comunque, utilizza sistemi di riparto delle competenze che faranno sorgere nuovi contenziosi tra Stato e Regioni

voto 4

Nuovi Referendum

Viene innalzata la soglia per proporre referendum abrogativi e prevista una nuova soglia mobile parametrata al numero di votanti alle ultime elezioni politiche. Bene. Vengono poi introdotti referendum propositivi e di indirizzo. Non se ne sentiva proprio il bisogno.

Voto: 5

Abolizione delle Province

Finalmente il tormentone delle Province troverà pace. La riforma costituzionale, infatti, abolisce tale livello intermedio, lasciando solo Comuni, Città metropolitane, Regioni e Stato. Quale sia il risparmio vero è dubbio. Ma è una storia vecchia. Con la riforma, comunque, si fa chiarezza e si stacca la spina a enti ormai svuotati delle proprie funzioni.

voto 6

Abolizione del CNEL

Esce di scena anche il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, splendido rifugio dorato all’interno di villa Borghese, di fatto mai capace di formulare proposte incisive al Parlamento o al Governo. In tempi di ristrettezze non poteva che finire così

voto: 9

(pubblicato sul Secolo XIX del 14-10-2015)