[15-2-2015] Forme e riforme del parlamentarismo

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Gli assenti hanno sempre torto, ma non è detto che i presenti abbiano ragione. Si potrebbe riassumere così la notte di passione che ha portato la Camera ad approvare la riforma del bicameralismo. Le opposizioni hanno abbandonato l’aula, proclamando un improbabile Aventino. Quello vero fu un errore, ma almeno fu una scelta seria. Quello di oggi, come gli altri che lo hanno preceduto, non hanno più neppure il crisma della serietà.
Dall’altro lato, Renzi deve fare attenzione a mostrare rispetto non solo per la sostanza, ma anche per le forme del parlamentarismo. Ha perfettamente ragione, il capo del governo, a premere perché le riforme si facciano, e si facciano in fretta. Il Parlamento, in questo, ha una tradizione indifendibile: le forze politiche sono state destinatarie di numerosi rimbrotti del presidente Napolitano, tutti caduti nel nulla.
Al tempo stesso, però, Matteo Renzi, consapevole della grande forza politica che ha in questo momento, non deve cadere nella trappola di mostrarsi poco rispettoso delle dinamiche parlamentari. Anche l’esteriorità, negli equilibri della democrazia, ha un importanza da non sottovalutare. Girare fra i banchi della maggioranza per rinsaldare le fila, lui che non è neppure deputato, è una caduta di stile. Brunetta ha parlato di bullismo istituzionale. La definizione, se non fosse per la scarsa credibilità politica del suo autore, coglierebbe nel segno.
Eppure il neo-presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, osannato un po’ da tutti, aveva espressamente chiesto alle forze politiche, proprio nella stessa aula parlamentare teatro dell’Aventino delle opposizioni e delle peregrinazioni renziane, di aiutarlo ad essere un arbitro imparziale, rispettando ciascuno il proprio ruolo.
Pare che il Presidente del Consiglio abbia ricordato ai suoi che un ipotetico rallentamento sulle riforme condurrebbe dritti ad elezioni anticipate. Ma la vera domanda è: cosa accadrà se le riforme verranno approvate? Con ogni probabilità Renzi punterà ugualmente sulle elezioni, come si conviene ad un vero leader maggioritario. Arrivare alla scadenza naturale della legislatura potrebbe essere un segno di debolezza. Sciogliere le Camere nel momento del massimo fulgore, cioè subito dopo l’approvazione delle riforme, sarebbe invece un segno di forza, con un pizzico di azzardo. Proprio il terreno sul quale il Presidente del Consiglio sembra muoversi meglio.

(pubblicato sul Secolo XIX del 15-02-2015) @lorenzocuocolo