[27-1-2015] Il Presidente nella Repubblica che verrà

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuoco

Matteo Renzi è deciso: dopo l’elezione del Presidente della Repubblica riprenderà a tappe forzate l’esame delle grandi riforme. Nell’arco di qualche mese, l’Italia potrebbe avere – finalmente – una nuova legge elettorale e, soprattutto, una profonda revisione della Costituzione.

La nuova Carta voluta da Maria Elena Boschi pone fine al bicameralismo perfetto. La fiducia al Governo sarà votata solo dalla Camera dei deputati, che deterrà la parte preponderante delle competenze legislative. Il Senato, invece, sarà composto da rappresentanti delle Regioni e dei Comuni ed avrà funzioni di raccordo, anche con l’Europa, e scarne funzioni normative. Il ruolo delle Regioni sarà ripensato, con una più chiara distinzione delle competenze, e con una ricollocazione al centro di alcune funzioni.

In questo nuovo ordinamento, quale spazio avrà il Presidente della Repubblica? L’impianto di base non muta: il Presidente resta un soggetto super partes, eletto dal Parlamento in seduta comune, che però non sarà più integrato dai delegati regionali, perché le autonomie saranno già rappresentate nel nuovo Senato. Vengono modificate le maggioranze, per consentire di eleggere un Presidente più rappresentativo. Resta la richiesta iniziale dei due terzi. Dal quarto scrutinio la soglia si abbassa a tre quinti e solo dalla ottava votazione (e non più dalla quarta) sarà sufficiente la maggioranza assoluta.

Una novità interessante riguarda la scomparsa dei senatori a vita (fatta eccezione per gli ex Presidenti della Repubblica): il Capo dello Stato, infatti, potrà nominare cinque senatori, che dureranno in carica sette anni. Ma l’aspetto più rilevante è un altro: il Senato non darà più la fiducia al Governo e, pertanto, i senatori presidenziali saranno comunque ininfluenti sugli equilibri politici.

Una curiosità riguarda la supplenza in caso di impedimento presidenziale: non sarà più il Presidente del Senato, ma quello della Camera, a fare le veci del Capo dello Stato. Oggi, dunque, se la riforma fosse già in vigore, avremmo Laura Boldrini e non Pietro Grasso al posto di Giorgio Napolitano.

Ci sono importanti novità anche con riferimento ai poteri presidenziali veri e propri. Anzitutto, diventerà più incisivo il ruolo del Presidente nell’esercizio della funzione legislativa. La riforma costituzionale, infatti, prevede anche la possibilità di un rinvio parziale delle leggi. Il Presidente, cioè, potrà ritagliare a propria discrezione la parte di legge da rimandare alle Camere, con una maggiore incidenza sulle scelte del legislatore. Il nuovo testo, poi, prevede requisiti molto più stringenti per l’adozione governativa dei decreti-legge. E, dunque, il controllo presidenziale su tali atti normativi, prima dell’emanazione, sarà più penetrante.

Un’ultima novità riguarda il potere di scioglimento anticipato, che sarà limitato alla Camera dei deputati. Ciò, tuttavia, è in linea con la scelta già ricordata di limitare alla Camera bassa il potere di accordare la fiducia al Governo.

(pubblicato sul Secolo XIX del 27-1-2015) @lorenzocuocolo