[26-1-2015] Oltre il Presidente: strutture e costi del Quirinale

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuoco

Spesso si usa l’espressione Quirinale come sinonimo di Presidente della Repubblica. Ma dietro ai portoni del palazzo dei papi si cela una struttura mastodontica, che va ben al di là della persona fisica del Presidente. Basti dire che i dipendenti del Quirinale sono circa milleseicento. Alla Casa Bianca sono meno di cinquecento.

Se si consulta il sito istituzionale della Presidenza ci si rende subito conto di quanto sia complesso il servizio di supporto al Presidente. La figura centrale è quella del Segretario generale, potentissimo vertice della burocrazia quirinalizia. Egli è coadiuvato da un vice amministrativo e da un vice per la documentazione e le relazioni esterne. Un ruolo molto importante è rivestito anche dai Consiglieri del Presidente, che, di fatto, sono dei ministri ombra: uno per gli affari costituzionali, uno per gli affari militari, uno per gli affari interni, uno per gli affari della giustizia, uno per gli affari finanziari, e così via. A seconda dei provvedimenti che vengono analizzati dal Presidente, viene chiamato in aiuto il Consigliere competente. Il quale, ovviamente, ha uffici e personale di staff a propria disposizione.

Vi sono anche servizi “trasversali”, strutturati in modo non meno complesso. Sono il servizio del cerimoniale, il servizio studi, il servizio patrimonio, il servizio tenute e giardini, l’archivio storico, la struttura sanitaria ed altri ancora. Completano il quadro unità speciali ed altre strutture, come, ad esempio, i corazzieri.

Tutto questo pesa sul bilancio dello Stato per duecentoventiquattro milioni di euro. All’anno. Ed è fin poco, se si pensa che si tratta del dato previsto per il 2015, che è sceso sensibilmente rispetto a qualche anno fa, grazie all’opera di spending review portata avanti da Giorgio Napolitano. E poi, si deve dire, una percentuale altissima del bilancio è impegnata per pagare gli stipendi dei dipendenti, ma, soprattutto, per pagare le pensioni delle migliaia di ex-dipendenti del Quirinale che, peraltro, hanno avuto fino ad anni recenti trattamenti di assoluto privilegio, con pensioni al 100% dell’ultima retribuzione. Anche su questo Napolitano è intervenuto, già da qualche anno, per riportare la situazione a livelli più accettabili.

Il confronto con gli altri Paesi è impietoso, se si pensa che la presidenza degli Stati uniti costa circa centoquaranta milioni, quella francese poco più di cento e quella inglese una cinquantina. È anche vero, a parziale giustificazione, che in pochi hanno costi paragonabili all’Italia per la manutenzione di immobili storici e di tenute naturalistiche come Castelporziano e villa Rosebery.

Con Napolitano, come si è detto, si è cominciato un percorso virtuoso di contenimento dei costi. È auspicabile che il nuovo Presidente continui sulla strada tracciata. Anche perché, in questo settore, quasi tutto è rimesso alla sua volontà, senza condizionamenti esterni, vista l’autonomina di bilancio che contraddistingue la Presidenza delle Repubblica.

(pubblicato sul Secolo XIX del 26-1-2015) @lorenzocuocolo