[25-1-2015] Le responsabilità del Presidente

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuoco

A fronte dei numerosi poteri che esercita, quali sono le responsabilità del Presidente della Repubblica? Per rispondere bisogna guardare alla storia. I sovrani dei secoli passati erano inviolabili. The King cannot do wrong, si diceva in Inghilterra. Anche l’evoluzione in senso parlamentare ha mantenuto una sostanziale irresponsabilità dei Re. Visto, che, però, era necessario trovare qualcuno che rispondesse al Parlamento, si inventò l’istituto della controfirma, per far sì che la responsabilità fosse traslata sui ministri del Governo. Nelle Repubbliche si replicò lo stesso modello, ma il Capo dello Stato perse l’inviolabilità che caratterizzava il Sovrano. L’Italia non fa eccezione. Visto che il Presidente non può esprimere un indirizzo politico, non ha nemmeno responsabilità politiche. Tutti i suoi atti sono controfirmati da un ministro, che ne assume la responsabilità politica, anche se si tratta di atti di iniziativa presidenziale (come, ad esempio, la nomina di un giudice costituzionale o di un senatore a vita). D’accordo. E responsabilità giuridiche? La Costituzione le limita a casi estremi: alto tradimento e attentato alla Costituzione. Illeciti non definiti che, in sostanza, riguardano i casi in cui il Presidente tradisca il giuramento di fedeltà pronunciato, oppure commetta atti in grave violazione del dettato costituzionale. In questi casi il Presidente può essere messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, e poi giudicato dalla Corte costituzionale, integrata da sedici cittadini tratti a sorte. È appena il caso di dire che, nella storia repubblicana, non si è mai verificato un caso simile. Si tratta, con una certa approssimazione, della versione nostrana dell’impeachment. In più occasioni, tuttavia, ci siamo andati vicini. Il caso più clamoroso fu quello del Presidente Leone, che si dimise in seguito alla decisione del Partito comunista di attivare la procedura di accusa, a causa di un suo presunto coinvolgimento nello scandalo Lockheed. Sempre il Pds, poi, decise nel 1991 di mettere in stato di accusa Cossiga. Il tentativo, tuttavia, fallì. Venendo ai giorni nostri, il procedimento di accusa nei confronti di Napolitano è stato più volte minacciato, ma senza reale fondamento. Un avvocato di Varese, nel 2012, lo denunciò per attentato alla Costituzione, in conseguenza della sostituzione di Berlusconi con Monti. Ovviamente un gesto simbolico. L’anno scorso, invece, fu la volta del Movimento 5 Stelle, sempre contro Napolitano. L’istanza, tuttavia, fu ritenuta manifestamente infondata. Un’altra questione, assai delicata, riguarda la responsabilità del Presidente per atti compiuti da privato cittadino, cioè estranei alle funzioni di Capo dello Stato. Oppure compiuti prima di assumere la carica. Nel silenzio delle norme, si è fatta strada un’ipotesi di buon senso: il Presidente risponde di quanto ha fatto, ma i procedimenti penali rimangono sospesi fino alla cessazione della carica.

(pubblicato sul Secolo XIX del 25-1-2015) @lorenzocuocolo