[20-1-2015] Il Presidente tra esternazioni e picconate

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Il Presidente viene a volte definito come “viva vox Constitutionis”. L’epiteto è probabilmente eccessivo, ma certo, ogni volta che parla, non passa inosservato.

Non essendo un cittadino come gli altri, però, deve sottostare a regole più rigide. Il punto cruciale è quello di mantenere il Presidente fuori dalla mischia politica: quando parla non deve esprimere un proprio indirizzo politico, altrimenti da arbitro diventa giocatore. Ed il rischio è che, più il Presidente parla, più – alla lunga – si indebolisce.

Proprio per questo la Costituzione disciplina espressamente le esternazioni del Presidente, incanalandole in una direzione particolare: quella dei messaggi alle Camere. Prevede l’art. 87, infatti, che il Presidente possa “inviare messaggi alle Camere”. Testualmente, dunque, si deve trattare di messaggi scritti, suscettibili appunto di essere “inviati”, e non letti o pronunciati. Uno strumento piuttosto rigido, che toglie spontaneità alle esternazioni presidenziali. Nella storia repubblicana questo potere è stato utilizzato solo undici volte, di cui sei solo dal Presidente Cossiga. Giorgio Napolitano ha inviato un solo messaggio, nel 2013, sul problema del sovraffollamento carcerario.

Ai messaggi formali si affiancano altre forme di esternazione. Le prime sono quasi-formali: non sono previste dalla Costituzione, ma sono ormai prassi radicate. Si tratta del discorso “di insediamento”, che il Presidente neoeletto pronuncia in occasione del giuramento. È l’unica volta in cui il Capo dello Stato si rivolge oralmente alle Camere. Vi assisteremo fra poche settimane. L’altro caso è quello del discorso di fine anno, pronunciato in diretta televisiva e rivolto a tutti i cittadini.

Ma le esternazioni più problematiche sono quelle informali, non previste in alcun modo dalla Costituzione. È ormai prassi che il Presidente si esprima sulla maggior parte dei temi di attualità politico-istituzionale, con il rischio che alle sue parole possa essere date una valenza di parte. Di solito ciò avviene a margine di cerimonie pubbliche, a volte anche con dichiarazioni dirette alla stampa. Le esternazioni informali hanno assunto crescente importanza negli ultimi decenni, anche per lo sviluppo delle forme tecnologiche di comunicazione. I due più grandi interpreti di questa forma sono stati Pertini, prima, e Cossiga, dopo, che si è meritato il soprannome di “picconatore”, per la durezza con la quale interveniva a denunciare le storture del sistema politico. Anche Napolitano, negli ultimi anni, è stato prodigo di dichiarazioni, sia per raddrizzare la rotta nei tempi di crisi, sia per lanciare messaggi rassicuranti ai mercati e alla comunità internazionale. Se, come lui stesso ha detto, è giunto il momento di chiudere la parentesi di eccezionalità costituzionale, c’è da augurarsi che il prossimo Presidente sia particolarmente taciturno.

(pubblicato sul Secolo XIX del 20-1-2015) @lorenzocuocolo