[19-1-2015] Come ci si candida al Quirinale?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Ma come ci si candida per il Quirinale? La risposta è che, per il Quirinale, non ci si candida. La Costituzione, all’art. 84, dice che può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquant’anni e goda dei diritti civili e politici. Nulla più. Non è prevista alcuna procedura di candidatura. I nomi vengono sussurrati tra corridoi parlamentari e sedi dei partiti. E, come in ogni conclave che si rispetti, chi entra Papa esce cardinale. Per questo i nomi più forti sono tenuti nascosti fino all’ultimo, per non “bruciarli”.

Da questa prassi si è distaccato, nel 2013, il Movimento 5 Stelle, che ha organizzato le sue “quirinarie”, consultazioni online per la scelta del candidato da sostenere. Vinse Milena Gabanelli, che rifiutò l’onore. Idem Gino Strada. Fu scelto allora Stefano Rodotà, e ciò creò non pochi problemi al Partito democratico. Le quirinarie sono in linea con i principi del MoVimento: coinvolgere i cittadini, mediante consultazioni on-line, in tutte le scelte più importanti, anche quelle che sono di competenza degli eletti. Un modo per minimizzare gli effetti rappresentativi della democrazia.

Non distante l’impostazione di un costituzionalista, che in questi giorni si è chiesto se l’Italia è pronta per gestire la partita del Quirinale in modo più trasparente, con una piena “disclosure” dei candidati.

Certo, a prima vista non fa una piega: se le candidature fossero in qualche modo ufficializzate, ci sarebbe spazio per un dibattito, per un confronto, forse per chiedere agli aspiranti Presidenti un programma. Tutto si svolgerebbe alla luce del sole. Qualcuno organizzerebbe sondaggi, i candidati si contenderebbero i salotti televisivi e sicuramente assisteremmo ad un faccia a faccia finale su Sky.

Eppure non accadrà. E il riserbo con il quale si gestisce la partita del Quirinale è in linea con il disegno della Costituzione. Il Presidente, infatti, non è scelto dal popolo, ma dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali. Si tratta di un collegio imperfetto, cioè di un organo che si riunisce solo per votare, senza poter fare alcuna discussione.

I Presidenti, inoltre, sono sempre scelti fra personalità di altissimo profilo, che certo non hanno bisogno di presentare il proprio curriculum. Tutti i Capi dello Stato hanno avuto importanti ruoli istituzionali precedenti, il più delle volte proprio la presidenza di un’Assemblea parlamentare.

Non c’è dunque motivo di trasformare l’elezione del Presidente in uno spettacolo pubblico. Il sistema politico-istituzionale trasformerebbe la pubblicazione delle “candidature” in un gioco al massacro di nessuna utilità per il Paese. Molto meglio, allora, un po’ di mistero, se questo serve a compattare le forze politiche, per convergere dalla prima votazione su un nome condiviso.

(pubblicato sul Secolo XIX del 19-1-2015) @lorenzocuocolo