[18-1-2015] Come si sceglie il Presidente?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Quando fu scritta la Costituzione si optò per un Presidente non eletto direttamente dal popolo. Il Presidente, cioè, è scelto dai parlamentari (integrati come diremo fra poco). Il primo punto da chiarire è che, per l’elezione, la Costituzione richiede maggioranze speciali. L’obiettivo è che il Presidente sia eletto con un ampio consenso delle forze politiche, e non con i soli voti di uno schieramento. Non basta “avere la maggioranza”: serve una “maggioranza qualificata”. Anzi, per le prime tre votazioni serve addirittura la maggioranza dei due terzi del Parlamento. Dal quarto scrutinio in avanti è sufficiente la maggioranza assoluta.

Chi sono, dunque, gli elettori? Sono tutti i parlamentari, deputati e senatori (inclusi quelli a vita). Per l’occasione, il Parlamento si riunisce in seduta comune, presso la sede della Camera. I lavori, dunque, saranno presieduti da Laura Boldrini, che gestirà le “chiame”, cioè i turni di votazione, che saranno svolte per appello nominale, ma con voto segreto. I votanti, uno a uno, inseriranno la propria scheda in una tradizionale urna di vimini e raso verde, detta “l’insalatiera”. Ai parlamentari, però, si devono aggiungere alcuni altri elettori: tre delegati di ogni Regione (salvo la Valle d’Aosta, che ne ha uno solo), previsti dall’art. 83 della Costituzione. L’obiettivo è quello di condividere la scelta del Presidente anche con le Regioni, proprio perché il Capo dello Stato deve essere il simbolo dell’unità nazionale. I nomi dei delegati, talvolta impropriamente definiti “grandi elettori”, sono scelti dai Consigli regionali, in modo che siano rappresentate anche le minoranze (di regola due alla maggioranza e uno all’opposizione). Anche se i delegati potrebbero essere scelti fuori dal Consiglio, per prassi vengono individuati tre consiglieri regionali. In totale, quindi, una sessantina di voti in più, oltre ai 945 dei parlamentari e agli attuali 6 senatori a vita (fra i quali, è bene notare, vi sarà anche l’ormai ex-Presidente Napolitano). Un numero non trascurabile, che – però – è composto da rappresentanti di diversi colori politici e, pertanto, non è così determinante – di solito – nel raggiungimento delle maggioranze richieste per l’elezione.

Quante votazioni serviranno? È impossibile fare previsioni. Al primo turno furono eletti solo De Nicola, Cossiga e Ciampi. Per Saragat si arrivò a ventuno votazioni, e per Leone a ventitré. Al di là delle maggioranze richieste, la capacità di convergere dal primo scrutinio su un nome condiviso sarebbe un importante segnale di reazione della politica, dopo lo sconfortante spettacolo di poco più di un anno fa, che portò i gruppi parlamentari a richiamare Napolitano, incapaci di altre soluzioni. In questo momento è fondamentale avere un Presidente “di tutti”, e non un esponente di parte. Sono dunque rassicuranti le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Renzi, che – dice – lavorerà per un Presidente arbitro, al di fuori dalle parti.

(pubblicato sul Secolo XIX del 18-1-2015) @lorenzocuocolo