[17-1-2015] I Presidenti degli altri

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Ieri abbiamo visto come il ruolo del Presidente della Repubblica, in Italia, sia elastico. A seconda delle circostanze di contorno, infatti, può essere un protagonista della vita istituzionale o un notaio che resta in ombra.

Il ruolo del Presidente potrà sensibilmente cambiare anche in funzione delle riforme costituzionali che il Governo Renzi ha promesso di portare avanti. Per capire le possibili alternative al modello attuale è utile guardare a quanto accade negli altri Paesi.

La differenza di fondo è tra sistemi di governo con due o con tre organi. Fra i primi ricordiamo soprattutto gli Stati uniti d’America (oltre al sistema direttoriale svizzero, che però riveste meno importanza). Fra i secondi troviamo, ad esempio, Inghilterra, Germania e Francia. Nel modello statunitense gli organi costituzionali che determinano la forma di governo sono il Congresso e il Presidente, che assomma le funzioni di rappresentanza nazionale e tutte le funzioni esecutive. Manca, cioè, un Governo con un rilievo autonomo. In questo quadro, è evidente come il Presidente della Repubblica sia chiamato ad un ruolo di assoluto protagonismo nella vita politica. Egli non è un terzo garante, ma l’espressione di una maggioranza politica, per di più legittimato dall’elezione diretta del popolo. Il sistema in questione, che ha dato buona prova di sé oltre oceano, difficilmente potrebbe essere trapiantato da noi, perché è troppo netto e non prevede strumenti per gestire le crisi politiche: il Presidente non può sciogliere il Congresso e quest’ultimo non può sfiduciare il Presidente. Nel nostro sistema il rischio di blocco sarebbe altissimo.

Un altro esempio interessante è quello francese, semipresidenziale. Quando De Gaulle lo inventò, si parlò del “meglio dei due mondi”: avrebbe, cioè, tutti i pregi del sistema parlamentare e pure quelli del sistema presidenziale. Ma i difetti? Il semipresidenzialismo prevede un Presidente della Repubblica forte, direttamente eletto dal popolo ed espressione di una componente politica. Al tempo stesso, però, il Presidente deve condividere i propri poteri con un Governo autonomo, che deve avere la fiducia del Parlamento. Funziona, finché tutti gli attori hanno lo stesso colore politico. I problemi si presentano quando il governo è espressione di una forza diversa da quella che sostiene il Presidente. Sono i casi di cohabitation, che rischiano di ingenerare crisi di sistema difficili da gestire.

Quale posizione potrà avere il nostro Presidente, in caso di riforme costituzionali, non è ancora dato sapere. Ma si può dire che il modello italiano, tipico delle forme parlamentari, ha consentito quel giusto grado di flessibilità necessario per garantire ai Presidenti di traghettare il Paese fuori dai pericoli nei momenti di crisi.

(pubblicato sul Secolo XIX del 17-1-2015) @lorenzocuocolo