[15-1-2015] L’efficacia dei diritti dipende anche dal loro numero?

di Martino Liva, cultore della materia di dirittto pubblico dell’economia, Università Milano Bicocca

Scriveva bene Michele Ainis: «i diritti, infondo, sono la cartina tornasole della pace» (Corriere della Sera, 11 ottobre 2011). E, più precisamente, non solo della pace come mancanza di guerra (anche se nessuno si immaginerebbe un tribunale costituzionale all’opera mentre si spara nelle strade) ma anche della pace sociale, che tanto più è solida quanto più soffia il vento di una democrazia partecipata, inclusiva, egualitaria. Insomma, il vento di una democrazia davvero sostanziale.

Ma qual è lo stato dei diritti, oggi, in Italia? La risposta non è, ovviamente, semplice, ma ha provato a darla l’interessante Rapporto sullo stato dei diritti in Italia realizzato dall’associazione milanese A Buon Diritto (www.abuondiritto.it/it/articolo-3-rapporto-sullo-stato-dei-diritti-in-italia.html).

Lo studio, che si propone di avere un aggiornamento con cadenza biennale, si interroga su quale sia il concreto raggio di azione dell’articolo 3 della Costituzione, norma che ha il compito di sottoporre tutto il sistema giuridico ad una sorta di stress test avente ad oggetto il principio di uguaglianza.

Così, il rapporto prova a misurare «il riconoscimento o il mancato riconoscimento, l’effettiva attuazione o l’inosservanza, dei diritti e delle garanzie correlati al pieno esercizio delle prerogative fondamentali della persona». In maniera empirica e casistica sono analizzati episodi (non solo giudiziari) in cui un diritto fondamentale della persona è apparso negato o compresso. Dagli illegittimi dinieghi di ammissione scolastica, ai permessi negati nelle carceri (su cui è intervenuta di recente la sentenza n. 135/2013 Corte Cost.), ai casi di corruzione in sede concorsuale, sino alla surreale vendita, da parte di alcuni operatori sanitari, delle informazioni sullo stato di salute dei pazienti ricoverati al pronto soccorso di un ospedale lombardo.

Le aree di indagine sono molteplici: dalla libertà personale alla libertà di movimento, dalla libertà religiosa alla libertà dalle discriminazioni, dall’accesso alla giustizia al diritto ad una retribuzione dignitosa. In calce ad ogni capitolo, peraltro, vengono indicate alcune raccomandazioni che appaiono idonee a ricondurre il sistema nei binari dell’uguaglianza sostanziale e più in generale ad eliminare alcuni ostacoli che creano disuguaglianze.

Primo risultato del rapporto è quello di creare nel lettore un sentimento ambivalente, dettato dal fatto che  da un lato il nostro paese appare ancora troppo ricco di episodi di disuguaglianza, ma dall’altro (per fortuna!) un giudice, un amministratore pubblico, un professionista, un autorità indipendente sono talvolta in grado di vigilare ed agire per rimuovere il misfatto.

Il secondo esito è quello di indurre ad una attenta riflessione sul divampare delle richieste di diritti, ormai giunti alla terza o quarta generazione. Già, perché dopo le libertà negative, conquista dello stato liberale (vita, proprietà) sono arrivate le libertà positive, introdotte dallo stato sociale (salute, lavoro, istruzione). Quindi, nel secondo dopo guerra, hanno fatto capolino nuove istanze: la tutela dell’ambiente, l’obiezione di coscienza, la difesa della privacy. Oggi la corsa ai diritti è sempre più affannata e comprende sempre più campi, se si pensa, ad esempio, che lo scorso ottobre la Camera dei Deputati ha presentato un’interessante bozza di Dichiarazione dei diritti in internet, oggetto ora di una pubblica consultazione (http://camera.civi.ci/).

Si badi, è naturale che la modernità interroghi il diritto (ed i giuristi) sulla necessità di nuove tutele. Ma la corsa ai diritti, i quali (come noto) costano, genera un paradossale crescente conflitto tra gli stessi.

Si è usata, efficacemente, l’espressione di «diritti contesi» (M. D’Amico, I diritti contesi, Franco Angeli, 2008) per testimoniare come viviamo un’epoca in cui i diritti sono soprattutto discussi. La loro dimensione più comune pare quella della lotta, della tensione fra visioni diverse e contrastanti, apparentemente inconciliabili. Insomma, dalla lotta per i diritti si è giunti ad una confusa lotta tra i diritti, dove abbondano lodevoli dichiarazioni, statuti, convenzioni che purtroppo spesso nascono già morte, nel senso che restano sulla carta.