[15-1-2015] I limiti di azione del reggente Grasso

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Da oggi si entra nel vivo: nell’arco di qualche settimana, infatti, l’Italia avrà un nuovo Presidente della Repubblica. Cerchiamo quindi di comprendere cosa accadrà nei prossimi giorni.

Ieri Giorgio Napolitano ha rassegnato le proprie dimissioni da Presidente della Repubblica. Un atto espressamente previsto dall’art. 86 della Costituzione. Nulla di anomalo. Anzi, da Leone in poi, tutti i Presidenti hanno concluso il mandato con le dimissioni, anche se in molti casi sottoscritte a pochi giorni dalla scadenza naturale del mandato. Si tratta di un atto strettamente personale del Presidente, che non deve essere accettato da nessuno, né controfirmato, ed ha dunque effetto immediato.

Entro quindici giorni Laura Boldrini, presidente della Camera, dovrà indire le elezioni del nuovo Presidente. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, è intanto chiamato dalla Costituzione ad esercitare le funzioni di supplente del Presidente. Da noi, infatti, manca la figura di vice-Presidente della Repubblica (come invece negli Stati uniti d’America: si ricordi ad esempio Lyndon Johnson, che sostituì John Kennedy quando fu assassinato).

Ma quali sono i poteri che il supplente può esercitare? La Costituzione non dà indicazioni e i costituzionalisti, nei decenni passati, si sono divisi: alcuni ritenevano si trattasse di un “supplente del Presidente”, altri di un “Presidente supplente”. L’apparente gioco di parole nasconde due visioni opposte: la prima porta a considerare i poteri del supplente limitati all’ordinaria amministrazione. La seconda ritiene che il supplente possa fare tutto quello che spetta al Presidente. Nella prassi è invalsa la prima interpretazione e, così, è prevedibile che Grasso si limiti allo stretto necessario.

Si è discusso sul potere del supplente di nominare senatori a vita o giudici costituzionali. Nel caso presente, però, il problema non si pone, perché non ci sono posti vacanti. Un altro quesito riguarda il ruolo del supplente nel procedimento legislativo. Ovviamente potrà promulgare leggi ed emanare decreti. È inoltre da ritenersi che possa eventualmente rinviare leggi alle Camere, dal momento che tale potere si fonda su valutazioni di legittimità e non di merito.

Particolare rilievo, poi, riveste la possibilità di sciogliere le Camere. È, però, un’ipotesi che non sembra compatibile con quella, espressamente disciplinata dall’art. 86 Cost., che impone l’avvio delle procedure elettorali entro quindici giorni dalle dimissioni del Presidente. Qualunque ipotetica crisi parlamentare, dunque, non potrebbe arrestare le procedure, ritenute prioritarie, volte a dare al Paese un nuovo Presidente.

E potrebbe essere lo stesso Grasso ad essere eletto? Formalmente sì, la Costituzione non pone alcun limite. Nei fatti, però, è molto improbabile che il supplente-traghettatore sia egli stesso eletto. Non c’è nessun precedente in tal senso.

Arrivederci a domani!

(pubblicato sul Secolo XIX del 15-1-2015) @lorenzocuocolo