[9-7-2014] Con la sola tattica non si fanno le riforme

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Le battaglie di pura tattica possono riservare brutte sorprese. E così accade che il Partito democratico di Renzi cancelli, per pretesti piuttosto deboli, il tavolo di confronto programmato con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Il Movimento, cioè, non avrebbe risposto per iscritto alle domande formulate dal Pd sulle riforme. Ma cos’è questo formalismo? E chi dice che un partito debba per forza esprimere la propria posizione politica in forma scritta? E poi, a ben vedere, il Movimento aveva fornito le risposte con interviste sui giornali e interventi in TV.

Una foglia di fico, quella di Renzi, che questa volta perde con Beppe Grillo la partita della comunicazione, pur avendo ampie ragioni sul merito dei temi in discussione. Fino ad oggi il braccio di ferro comunicativo tra Pd e M5S si era sempre risolto a vantaggio del primo: rimarranno storiche le consultazioni in streaming per la formazione del governo, con un magistrale Renzi che lascia cadere le provocazioni di Beppe Grillo.

Fino a ieri Renzi ha fatto la figura del bravo ragazzo che cercava di recuperare alla ragione il gruppo ribelle. E tutto è andato bene perché il Movimento ha tenuto duro sulla linea della incomunicabilità. Le cose sono cambiate, ora che i grillini al tavolo ci si sarebbero seduti davvero, con proposte e controproposte da valutare nel merito. Giuste o sbagliate non importa: sarebbero subito diventati una forza costruttiva e non più distruttiva, come nell’immaginario di molti.

Potrebbero essere queste le valutazioni fatte da Renzi e dai suoi. Una scelta tattica, appunto. In più non è il metro usato con le altre forze politiche: nemmeno con quella di Berlusconi, che pure – negli anni – non ha certo dato al Pd prova di grande affidabilità.

Il confronto, in politica, è sempre un valore da difendere: sia quando Grillo impedisce a Renzi di parlare durante le consultazioni, sia quando – ieri – il Pd fa saltare il tavolo con il M5S. Sarebbe stato meglio un confronto sui contenuti, anche perché il Democratellum, cioè la proposta dei Cinque stelle, non è per nulla convincente. Non convince nella parte in cui prevede un meccanismo proporzionale puro, senza premio di maggioranza, favorendo il proliferare di partiti e non l’aggregazione in chiave maggioritaria. Si tratta di una formula che non garantisce governabilità. E neppure convince laddove prevede la reintroduzione del voto di preferenza. Un tema sicuramente caro all’opinione pubblica, ma è bene ricordare che le preferenze si prestano anche a forti distorsioni: nella migliore delle ipotesi a vantaggio di chi ha maggiori disponibilità per finanziare una campagna elettorale, nella peggiore delle ipotesi a vantaggio di chi i voti se li compra. Non è un caso se le preferenze non esistono praticamente in nessun ordinamento straniero.

Sicuramente sono temi tecnici e non facili da trasmettere all’opinione pubblica. Dal confronto poteva anche uscire il messaggio semplicistico che i Cinque stelle sono per le preferenze e il Pd no.

Ma c’è anche un’altra lettura possibile, che restituisce a Renzi la bandiera del machiavellismo più abile e perfido: e se l’apertura ai Cinque stelle fosse stata solo uno spauracchio per forzare Berlusconi ad un accordo ferreo col Pd sulle riforme? Vedremo nei prossimi giorni se l’accordo c’è. E se tiene. Chissà se il fine giustificherebbe i mezzi: con la sola tattica non si scrivono buone leggi.

(pubblicato sul Secolo XIX del 8-07-2014) @lorenzocuocolo