[2-2-2014] Le irritanti candidature multiple ed il richiamo della foresta

di Martino Liva, cultore della materia di dirittto pubblico dell’economia, Università Milano Bicocca

C’è un passaggio, nella ormai nota sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’altrettanto noto porcellum, in cui i giudici delle leggi hanno constatato che se i candidati «sono individuati sulla base di scelte operate dai partiti, che si riflettono nell’ordine di presentazione» allora «anche l’aspettativa relativa all’elezione in riferimento allo stesso ordine di lista può essere delusa, tenuto conto della possibilità di candidature multiple e della facoltà dell’eletto di optare per altre circoscrizioni sulla base delle indicazioni del partito». (C. Cost. 1/2014).

Ecco, dunque, che in maniera neppure troppo velata risultano incostituzionali non solo le liste bloccate di 25 o più candidati, che «feriscono la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione» (C. Cost. 1/2014), ma anche il sistema delle candidature multiple. Queste ultime, consentono ai “big di partito” di presentarsi in vari collegi, con il fine di “tirare” voti. Con il risultato che i leaders di partito risultano alla fine plurieletti e di fatto decidono con la loro scelta del collegio di elezione (che potrà essere uno soltanto) il destino degli altri eletti.

Insomma, non solo un esproprio della scelta dell’elettore ex ante (derivante dalla mancanza di preferenze o quanto meno da collegi ristretti) ma anche ex post: la sorte di un candidato dipende dall’arbitrio del plurieletto.

Il passaggio della sentenza citato pare chiaro, ma non forse non a tutti. A tal punto che in Commissione Affari Costituzionali è stato introdotto, a firma dei deputati del Ncd Enrico Costa e Dorina Bianchi e Antonio Leone, un emendamento per reintrodurre nel testo dell’Italicum le candidature multiple.

Dei tanti, negativi, aspetti del porcellum, quello della candidature multiple è forse tra i più fastidiosi ed irritanti. Si fonda sull’inganno del cittadino-elettore e contribuisce a rinforzare i tanti virus che rendono oggi la politica debole ed assai screditata.

Tra questi virus si annidano una certa personalizzazione estrema della politica, l’appannamento della rappresentanza, il rafforzamento delle oligarchie e la conseguente insignificanza della partecipazione delle persone. A ben rifletterci, le candidature multiple sono, appunto, figlie di tutte queste contraddizioni e rappresentano un ulteriore meccanismo volto ad indebolire la libertà dei singoli parlamentari ed a renderli acriticamente legati ad un vero o presunto leader.

Si poi si guarda ai vicini europei, da cui pure ci si sta ispirando per confezionare la nuova (auspicata) legge elettorale, ecco che delle candidature multiple non vi è nemmeno l’ombra. In Inghilterra, patria del maggioritario, vigono i collegi uninominali: ognuno rischia a casa propria, nel proprio collegio. In Spagna, ove vige un sistema proporzionale basato su micro-circoscrizioni, da cui si è tratto ispirazione per la riforma italiana, è scritto a chiare lettere che nessun candidato può presentarsi «en mas de una cincunscripciòn» (legge organica spagnola n. 5/1985). E da uno studio della Camera dei Deputati del maggio 2012 emerge che tra i paesi più popolosi dell’Unione Europea solo la legge elettorale ungherese, basata però su di un sistema che elegge i parlamentari attraverso tre modalità promiscue, vale a dire collegi uninominali, liste circoscrizionali e lista nazionale, prevede le candidature plurime.

Certo, ha scritto bene Michele Ainis che «in politica come nella vita, il meglio coincide con il meno peggio, e quest’ultimo coincide con un principio di realtà» (Corriere della Sera del 30 gennaio 2014). Non esitono leggi perfette e nemmeno Parlamenti ideali. Ma a tutto c’è un limite. La possibile reintroduzione delle candidature multiple (appena dichiarate incostituzionali) appare come l’ennesimo “richiamo della foresta” di una classe politica non del tutto capace di rinnovarsi.