[23-12-2013] Un nuovo Garante a presidiare i diritti dei detenuti

di Martino Liva, cultore della materia di dirittto pubblico dell’economia, Università Milano Bicocca

Dare parola a chi finora non ha avuto voce. Sarà questo, sostanzialmente, il (difficile) compito che il  Ministro Cancellieri ha affidato al neo istituito Garante Nazionale dei Diritti delle persone detenute.

Con il decreto legge approvato lo scorso 17 dicembre (già, impropriamente, soprannominato come «decreto svuota carceri» o, ancor peggio, «indultino»), il Consiglio dei Ministri ha dato idealmente seguito al messaggio alle Camere del Presidente Napolitano dello scorso 8 ottobre 2013, quando venne ribadito con forza la necessità di intervenire per sanare la «drammatica questione carceraria», ed ha varato non poche misure volte a rendere meno insopportabile la situazione delle nostre prigioni.

Vi sono la «liberazione anticipata speciale» (ogni semestre di pena scontata la detrazione di pena concessa è di 75 giorni e non di 45, come applicato sino ad oggi), i domiciliari obbligatori per chi è condannato a 18 mesi di carcere (o li deve ancora scontare), l’importante meccanismo di anticipazione dell’identificazione degli stranieri non europei che oggi costituiscono il 30% della popolazione carceraria ed il nuovo impulso all’utilizzo del braccialetto elettronico. Strumento, quest’ultimo, che ha suscitato non poche polemiche anche per la sua onerosità: è costato infatti, finora, ben 81 milioni di euro  all’erario.

Ma forse, il punto più importante a favore dei diritti dei detenuti il Governo lo ha segnato creando ex novo la figura del Garante Nazionale, organo collegiale di nomina del Guardasigilli, alla cui carica può aspirare chi abbia «competenza nelle discipline afferenti la tutela dei diritti umani». Il Garante dovrà vigilare, indagare, ascoltare e quindi far sentire nelle istituzioni la voce delle carceri.

Certo, non pochi sorrideranno ricordano come in Italia per non affrontare un problema spesso si crea una commissione, un organismo o un comitato cui delegarne la risoluzione. Alcuni forse faranno notare come l’istituzione di un nuovo organo indipendente, sia l’ennesimo segno di sfiducia verso la politica ed in particolare l’organo costituzionale che maggiormente la rappresenta: il Parlamento.

Ma in questo caso, la nascita di un nuovo guardiano dei diritti, una vera e propria sentinella a presidio dell’articolo 27 della Costituzione va salutata con plauso.  Perché la salvaguardia dei diritti (anche delle persone carcerate!) è la cartina tornasole della pace e della convivenza civile e democratica. Se i diritti in qualche modo retrocedono o vengono sospesi, ecco che nascono i problemi sociali e spirano venti di conflitti.

Tra chi gioisce, c’e', in prima fila, la città di Milano, capace ancora una volta di essere pioniera. Risale infatti al 5 ottobre 2012 la delibera del Consiglio Comunale (svoltosi quel giorno simbolicamente proprio nel carcere di San Vittore) che ha istituito il Garante cittadino dei diritti delle persone private della libertà. Il Garante milanese, dunque, già da un anno vigila ed ascolta le istanze provenienti dalle carceri di Bollate, Opera e san Vittore. A conferma che, talvolta, è vero quanto scriveva lo storico Gaetano Salvemini: «Quel che succede oggi a Milano domani accadrà in Italia».