[5-12-2013] Porcellum incostituzionale, si torna a votare?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Come nelle più cupe previsioni, l’incapacità del Parlamento di riformare la legge elettorale è stata superata da una decisione senza precedenti della Corte costituzionale. Non sono ancora note le motivazioni, ma già sappiamo che il Parlamento, supremo organo costituzionale repubblicano, è stato composto per otto anni secondo regole contrarie alla Costituzione. Un gran risultato della classe politica, non c’è che dire. Tutto questo si sarebbe potuto (e dovuto) evitare se le Camere avessero posto in cima ai propri impegni la riforma di una legge tanto criticata a parole, quanto comoda al momento di scegliere a tavolino chi mandare in Parlamento.

Non restava che la via giudiziaria. Ed è arrivata, con un doppio colpo ancora più duro di quanto si potesse immaginare alla vigilia.

Il primo siluro è per il premio di maggioranza. La Corte, riprendendo ben due moniti che aveva già espresso nel 2008 e nel 2012, ha ritenuto del tutto irragionevole un meccanismo premiale totalmente scollegato da una soglia minima di voti conseguiti. Detto altrimenti, non è possibile che prenda i 55% dei seggi una forza che, magari, ha solo il venti per cento dei voti reali. Fino a qui, nulla di sorprendente: la Corte ha trasformato in un comando i suggerimenti che aveva dato, senza che venissero ascoltati dal Parlamento.

Il secondo siluro, molto meno prevedibile, riguarda l’incostituzionalità delle liste bloccate. La Corte, vincolata dalla domanda secca posta dai giudici di Cassazione (che non consentiva un intervento additivo, cioè l’inserimento ad opera della Consulta di un meccanismo di preferenze), ha risposto che un sistema che nega la possibilità di esprimere una preferenza non è costituzionalmente legittimo.

Questi i fatti di ieri. Il futuro è tutto da scrivere. Certo non si potrà pensare di far rivivere il Mattarellum. La legge del 2005, infatti, resta in vigore per le parti non toccate dalla Corte. E, certo, la sentenza non potrà essere interpretata nel senso di produrre un blocco del sistema e di rendere non più eleggibili le Camere. Se tutto rimane invariato, dunque, si voterà con un sistema proporzionale puro, senza più correzione del premio di maggioranza. Resta da vedere come si potranno inserire i voti di preferenza. Anche per questo è assai auspicabile che il terremoto prodotto dalla Corte costituzionale risvegli i parlamentari e li induca, almeno adesso, a correre ai ripari. In questo senso vanno letti due passaggi del comunicato stampa della Corte: specificare che gli effetti della sentenza si produrranno solo dopo la pubblicazione (lasciando così spazio per interventi correttivi dell’ultimo momento) e chiarire che l’adozione di nuove norme elettorali spetta al Parlamento (escludendo, pare, l’ipotesi di decreti-legge governativi).

Resta un ultimo profilo, tutt’altro che scontato: che fine fanno i Parlamentari eletti con la legge incostituzionale? Non essendo ancora intervenuta la convalida delle elezioni, non è da escludere che se ne possa contestare la regolare elezione. Tutto porta a pensare, dunque, che il ritorno alle urne si avvicini a grandi passi.

(Pubblicato sul Secolo XIX del 5-12-2013)