[26-09-2013] Dimissioni in massa inutili e dannose

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

I parlamentari Pdl assicurano le dimissioni in massa in caso di voto favorevole alla decadenza di Berlusconi da senatore della Repubblica.

Chi non è addetto ai lavori potrebbe pensare ad uno scenario post-apocalittico: interi settori delle aule parlamentari vuoti e polverosi, nessun’anima del centro-destra a presidiare le istituzioni repubblicane. Peggio dell’Aventino, insomma.

Non è così, niente affatto. Le norme che disciplinano il procedimento elettorale, infatti, prevedono che le dimissioni di un parlamentare debbano essere accettate dalla Camera di appartenenza. La trafila è lunga e complessa: le dimissioni devono essere presentate. Poi messe all’ordine del giorno. Poi discusse. Poi votate dall’Assemblea. Che, per prassi consolidata, le respinge, almeno la prima volta. E i mesi passano. E, comunque, qualora mai venissero accolte, il Parlamento non rimarrebbe vuoto. Semplicemente subentrerebbero le seconde linee, i “primi dei non eletti”: i gregari.

La mossa tattica del PdL, dunque, non produrrà alcun terremoto nel funzionamento delle istituzioni democratiche. Al limite, se possibile, peggiorerà ancora un po’ la qualità della classe politica. Ma nulla più. Certo, però, il significato politico del gesto è forte e grave. E forse nasconde un appello al voto. Questo, tuttavia, non pare dietro l’angolo, vuoi per la contrarietà del Presidente della Repubblica, vuoi per questioni tecniche di calendario elettorale, vuoi per l’attesa della pronuncia della Corte costituzionale sul “porcellum”, cioè sulla legge elettorale che incredibilmente (anche per lo scarso coraggio di questo Parlamento) ancora regola il procedimento di formazione delle Camere.

In un momento delicato come quello che attraversa il Paese è fondamentale che tutte le forze politiche diano il meglio di sé. La storia insegna che, soprattutto nei momenti critici, bisogna esserci, mettersi in gioco. L’eventuale uscita dalle aule parlamentari di Silvio Berlusconi dovrebbe portare il PdL a serrare le fila, non ad abbandonare l’unico luogo nel quale ha senso che esista: quello della politica. Una protesta “distruttiva” sarebbe irresponsabile e, soprattutto, autolesionista.

Con ogni probabilità la maggior parte degli elettori non comprenderebbe l’abbandono del campo da gioco. Al contrario, i milioni di cittadini che hanno dato ancora fiducia allo schieramento moderato vorrebbero vedere le idee ed i programmi che vincono sui destini dei singoli. Perché i rappresentati dovrebbero valere più dei rappresentanti.

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(pubblicato sul Secolo XIX del 26-09-2013)