[31-08-2013] Napolitano: nomi eccellenti, tempi “sospetti”

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Il comunicato con cui il Quirinale annuncia la nomina di quattro senatori a vita specifica che il Presidente, fra i possibili orientamenti possibili, ha scelto quello di nominare «personalità rappresentative del mondo della cultura e della scienza». E che queste si muoveranno «in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte».

Che Carlo Rubbia, Claudio Abbado, Renzo Piano ed Elena Cattaneo siano persone di scienza, è di comprovata evidenza. Sono scelte di alto profilo: persone che hanno con sicuro prestigio rappresentato l’Italia nel mondo. Non pare consequenziale, tuttavia, l’indipendenza politica dei nuovi senatori. Alcuni fattori non trascurabili consentono di nutrire qualche perplessità.

In primo luogo, la storia dei nominati: tutti, in diverse circostanze e con diversi accenti, hanno espresso pubblicamente giudizi negativi nei confronti di Berlusconi.

In secondo luogo, la storia recente ci ricorda che i senatori a vita sono tutt’altro che l’incarnazione di una carica onorifica: il loro voto, soprattutto con le attuali maggioranze, può (e, nel caso, deve) diventare decisivo. Ad esempio per determinare le sorti di un governo, come accadde nel 1994, quando Giovanni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone votarono in modo decisivo a favore del governo Berlusconi, o nel 2006, quando Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini, Sergio Pininfarina e Oscar Luigi Scalfaro salvarono il governo Prodi.

In terzo luogo, fa riflettere la tempistica delle nomine. È ben vero che i quattro posti erano vacanti e che le nomine rientrano a pieno titolo nell’esercizio dei poteri presidenziali. Ma è altresì vero che, come ebbe a ricordare tempo addietro lo stesso Napolitano, la nomina dei senatori a vita è «una facoltà e non certo un obbligo» concessa dall’art. 59, c. 2, della Costituzione. C’è di più: lo stesso Napolitano, in scadenza del suo primo mandato presidenziale, dichiarò di non voler procedere a nuove nomine, lasciandole al suo successore, affinché fossero fatte con la «dovuta ponderazione e serenità». Se, dunque, si volevano preservare le nomine da qualsivoglia significato politico, forse si sarebbe potuto aspettare un momento meno turbolento per la vita delle istituzioni.

Corre, poi, alla mente, la nomina di Mario Monti, che Napolitano fece senatore a vita per poi chiamarlo, pochi giorni dopo, a capo di un governo di salvezza del Paese. Tutti elementi che mostrano l’interpretazione “attiva” che Napolitano, soprattutto negli ultimi anni, dà delle proprie prerogative presidenziali, anche per aiutare le istituzioni ad uscire dal pantano nel quale le hanno precipitate forze politiche fragili e incapaci. Le quattro nomine, dunque, sembrano, da un lato, un monito al centro-destra, dall’altro la conferma di un preciso disegno di stabilità, che oggi si traduce nel sostegno al governo Letta.

Al di là del meritato onore, dunque, è legittimo ritenere che i quattro neo-senatori possano giocare un ruolo, tutto politico, a sostegno di un progetto di larghe intese che, nelle prossime settimane, potrebbe anche portare a qualche scossone negli attuali equilibri di maggioranza.

Così, forse, è da leggere la sibillina dichiarazione del Presidente: indipendenza da ogni condizionamento politico di parte, infatti, non vuol dire che i senatori non perseguano un proprio indirizzo politico-istituzionale. Che potrebbe coincidere con quello lucidamente immaginato dal Colle.

Segui Lorenzo Cuocolo su Twitter @lorenzocuocolo

(pubblicato sul Secolo XIX del 31-08-2013)