[28-06-2013] Senatori a vita: e’ propizio il tempo per una pausa di riflessione

di Marco Plutino, docente di diritto pubblico, Università di Cassino

Con la morte di Emilio Colombo, attivissimo fino alle ultime settimane, nel Senato della Repubblica siedono ormai soltanto due senatori non elettivi. Sono Mario Monti, 70 anni, e Carlo Azeglio Ciampi che per ragioni di salute e di età – ha 92 anni – non frequenta da tempo Palazzo Madama. Innanzitutto distinguiamo quel che vi è da distinguere: Mario Monti è senatore a vita ai sensi dell’art. 59 Cost. per altissimi meriti (di cui nessuno ha discusso seriamente il fondamento, altra questione essendo, ma sostanzialmente assorbita, quella del tempismo della nomina); Carlo Azeglio Ciampi è senatore di diritto, e sempre a vita, in quanto ai sensi del medesimo articolo ex Presidente della Repubblica. Due categorie di senatori a vita, dunque. Per quanto riguarda i senatori a vita non di diritto è piuttosto noto che la prassi abbia conosciuto oscillazioni: i Presidenti Pertini e Cossiga hanno ritenuto che la Costituzione li facoltizzasse a nominare cinque senatori (cinque per ciascun Presidente, dunque; e ne nominarono quattro ciascuno, come aveva fatto Einaudi), mentre altri presidenti hanno ritenuto che cinque fosse il limite complessivo e insuperabile previsto dalla Costituzione (cinque in ragione dell’ufficio, potremmo dire), per cui alcuni si sono pertanto astenuti da nomine ulteriori o addirittura non ne hanno avuta, o meglio hanno ritenuto di non averne, alcuna a disposizione. Ora con Napolitano la questione torna di grande attualità perché il senato è quasi sguarnito di senatori a vita, segnatamente nella componente non di diritto.

E’ giunto forse il momento propizio per un ripensamento o anche solo una pausa di riflessione anche per pregiudicare il meno possibile (ma la soluzione giuridica comunque si troverebbe) una possibile svolta nella annosissima riforma delle funzioni del Senato della Repubblica, ovvero di una abolizione che non sarebbe mai troppo tardi prendere almeno in considerazione seriamente. Se il Senato divenisse – ed è ormai l’unico senso possibile – una camera delle autonomie, come che configurata, non avrebbe alcuna giustificazione un contingente di senatori a vita, per cui utilmente si potrebbe procedere, con una norma ad hoc, ad aggregare gli ex Presidenti della Repubblica alla Camera dei deputati, che resterebbe la camera politica per eccellenza (sempre che si voglia salvare l’istituto dei senatori di diritto, in ragione della volontà di mantenere un altissimo prestigio anche formale per quelli che sono stati i primi cittadini della Repubblica). Il cambiamento d’uso, per così dire, del Senato costituirebbe l’occasione per abolire invece senz’altro l’istituto dei senatori a vita per altissimi meriti nei campi previsti dalla Costituzione, ove è il caso di notare che non sono previste espressamente nomine per meriti politici (come per meriti ad es. militari), che pure non sono state ritenute vietate facendole rientrare nell’ampio ombrello dei meriti “sociali”, categorie residuale di tutte le nomine che non fossero di artisti, scienziati ed economisti.

Non che sia una questione nuova, anzi se ne discute da tempo. Attualmente, in particolare, Movimento 5 Stelle e Lega hanno depositato progetti di legge volti all’abolizioni dell’istituto, e secondo me a ragione certamente e soprattutto per i senatori elevati al laticlavio (come si diceva un tempo, con latinismo) per insigni meriti. Innanzitutto per lo scarso contributo complessivamente offerto dai senatori a vita, salvo qualche eccezione peraltro non certo tale da giustificare un’oggettiva intangibilità dell’istituto in questione (ma non si può non rilevare che Napolitano è stato eletto Presidente della Repubblica da senatore a vita ancora in attività, seppure collocatori volontariamente in posizione di relativo distacco dalle vicende della politica quotidiana, e che Mario Monti è stato, come tutti sanno, nominato Presidente del Consiglio anche lui dopo una  – ancor più – fresca nomina; due vicende certo piuttosto peculiari). Di regola gli artisti sono apparsi i più immalinconiti e imbalsamati nelle nomine, laconici o silenti nei lavori parlamentari, in mezzo – con un percepibile attivismo almeno nella pubblicistica – si sono collocati giornalisti e intellettuali, mentre i politici l’hanno vissuto giustamente come un traguardo dorato dopo un lungo e prestigiosissimo cursus honorum. Cossiga, però ex Presidente, è stato tra i pochissimi a darsi alla politica ancora attiva (fondò l’Udr, fu al cuore della nascita, assai travagliata, del governo D’Alema); altri hanno svolto una preziosa ma tutto sommato routinaria attività parlamentare, come Spadolini, Andreotti (che pure si lasciò tentare da esperimenti neo-democristiani), Taviani o lo stesso Colombo. Valga il vero, nessuno (ad eccezione di Cossiga, e per molti non fu un merito) è stato determinante in un qualche passaggio politico, in particolare se prescindiamo dal voto più o meno compatto che per caso il contingente dei senatori a vita, sia pure ciascuno a titolo ovviamente assolutamente individuale, offrì al governo Prodi e che per qualche tempo addirittura resse, tra furibonde contestazioni – non appropriate ma indubbiamente spie di un disagio – il governo Prodi nel 2006. Il gruppo dei senatori (spesso privi di tessera di partito e auto-collocatisi nel gruppo misto al di fuori delle sue componenti o più raramente iscrittisi ad un gruppo parlamentare), ha in passato raggiunto anche cifre ragguardevoli, come gli undici senatori in carica degli anni 1992- 94 in coincidenza con una forte discontinuità che consigliò di mettere al riparo eminenti personalità politiche dalle temperie dichiarando comunque conclusa una fase.  Ebbene oggi il contingente è ridotto al lumicino, ed anzi con riferimento ai senatori non di diritto, è rappresentato dal solo Monti. A vita erano i senatori del Regno d’Italia, da cui l’istituto è transitato nell’ordinamento repubblicano. Molti ragionano sui costi, comunque nient’affatto irrilevanti. Un senatore a vita costa allo stato circa 25.000 euro all’anno, con un’indennità che prima rasentava i 20.000 euro e oggi, dopo alcuni ritocchi, si aggira sui 12.000 euro lordi al mese (si tenga conto che alcuni sono stati in carica anche per quasi trenta anni, come Merzagora o Fanfani e lo stesso Mario Monti ha un’età da consentirgli anni e lustri di piena attività); a tale indennità sono da aggiungere una serie cospicua di servizi aggiuntivi, e la previsione di un assegno di “fine mandato” percepito normalmente dagli eredi (anche se potrebbe discutersi se la carica oltre a poter essere rifiutata ab initio sia anche rinunciabile). Il presidente Grasso, sempre attento a non dichiarare che il Senato potrebbe essere abolito tout court o almeno se ne potrebbe discutere seriamente (altrimenti perché inventarne una possibile – e in verità inverosimile e stravagante -  funzione a tutela dei diritti fondamentali?) ha ammesso nelle scorse settimane che dei senatori a vita si potrebbe fare a meno. Esternazione che secondo la stampa non è stato molto gradita al Quirinale che, sempre secondo la stampa, si accingerebbe ad effettuare alcune nomine, in teoria fino a quattro. A tale proposito ricordiamo che Napolitano a fine mandato espresse la volontà di non procedere ad altre nomine per la vicinanza della scadenza del suo mandato ritenendo opportuno di “trasmettere al successore ogni valutazione a riguardo”. Una esternazione che lasciava spazio anche ad una interpretazione secondo cui le possibili valutazioni a riguardo potessero vertere, appunto, anche sulla decisione di non procedere a ulteriori nomine, ma da cui si desumeva in via del tutto esplicita solo che la (ridotta) legittimazione di fine mandato consigliava al Presidente di transigere. Caso ha voluto che Napolitano sia stato rieletto (aprendo un ulteriore e inatteso problema: un medesimo presidente che in teoria, almeno secondo una certa interpretazione della Costituzione, potrebbe nominare fino a dieci senatori a vita a causa del rinnovo del mandato), per cui sapremo senz’altro nei prossimi mesi quali saranno le risoluzioni cui è pervenuto il Presidente e se il fastidio per l’esternazione del Presidente del Senato, ammesso che ci sia stato, sia stata dovuta più al merito non condiviso dell’esternazione o ad un rilievo di metodo, essendo le nomine atti certamente di stretta spettanza del Presidente della Repubblica ove il dato della opportunità o della funzionalità dell’’istituto sono valutate in parte dal Presidente medesimo e più a fondo dalla Costituzione stessa (e dal legislatore di revisione).

A nostro parere chiunque abbia compreso lo stato di vera e grandissima difficoltà in cui versa il paese, dei sacrifici che compie ogni giorno, delle ristrettezze di bilancio che rendono indisponibili anche cifre esigue non possa non prendere in considerazione l’ipotesi – ovviamente in un discorso assai più ampio, e non solo riconducibile ai “costi della politica”, ma anche di razionalità e semplificazione dell’ordinamento repubblicano) – del pensionamento di un istituto che appartiene sì ad una parte “onorata”, come avrebbe detto il Bagehot, della nostra Repubblica che non solo non costa poco all’erario – e sarebbe nulla se avesse un rendimento eccezionale o anche solo soddisfacente – ma anche di cui la cittadinanza non si è mai sostanzialmente accorta se non per alcune polemiche, fondate o meno. Se poi pensiamo agli ultimi fuochi della cosiddetta Repubblica, veramente da dimenticare, ci pare molto opportuno sospendere le nomine e rendere in fatto quasi silente l’istituto (almeno dei senatori di diritto, e con l’eccezione di Monti) in attesa di una riflessione complessiva e approfondita sulla riforma della seconda parte della Costituzione con riferimento anche al ruolo di quella che fu la camera alta. Del resto abbiamo piena fiducia nel Presidente Napolitano ma i nomi che circolano, almeno dei politici, chi più chi meno, per diverse ragioni paiono tutt’altro che capaci di catturare un consenso ampio della comunità nazionale e comunque capace di convincerla che le azioni loro ascritte siano, appunto, di “altissimo merito”. Lasciamo perdere. Nessuno ne morirà anche se senatore a vita da sempre è garanzia di … lunghissima vita.