[02-05-2013] L’altra metà del guado

di Andrea Rocco, dottore in giurisprudenza, Università Bocconi

E da ultimo è toccato all’elezione del Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentante dell’esecutivo fresco di fiducia parlamentare. Come abbiamo visto – e i dibattiti riportati dal Ricostituente ne costituiscono precisa cronaca – negli ultimi mesi le querelles riguardanti le elezioni degli organi costituzionali hanno provocato aspre divergenze e levate di scudi, acuite dal pressante contesto di persistente crisi economica.

Chiave di volta per superare l’impasse è stata l’elezione del Presidente della Repubblica, attraverso cui si è potuto –finalmente- raggiungere un punto di equilibrio nel travagliato assetto istituzionale del Paese, se non altro per il superamento dei limiti imposti dal cosiddetto “semestre bianco” (si veda in tal senso l’intervento di L. Testa sul Ricostituente del 28 febbraio 2013).

Le dispute caratterizzanti le elezioni dei Presidenti della Camera e del Senato, le coalizioni in supporto di un allora futuribile Governo, la formazione delle commissioni, così come l’occupazione – che sa tanto di rivoluzione d’antan – delle aule parlamentari hanno trovato “degno” seguito nella sfida tra i candidati da proporre come successore di Napolitano.

L’eredità d’altronde era pesante: nessuno avrebbe mai immaginato al momento dell’elezione del senatore ex PCI che ci saremmo trovati di fronte a quello che sarebbe stato un gran “nocchiere” in grado di trarre l’Italia fuori dalla tempesta politico-economica in cui si era trovata dall’accendersi della speculazione, capace di acquisire la levatura ed il rispetto internazionale che gli sono stati in seguito unanimemente riconosciuti. Leadership, peraltro, ribadita nelle bacchettate rivolte ai parlamentari al momento del discorso di nomina e sapientemente impiegata nello svolgimento delle consultazioni post-insediamento.

È infatti ormai inutile negarlo: la presidenza Napolitano ha radicalmente modificato la sostanza dell’assetto istituzionale italiano dando ampio lustro ad una figura che, inevitabilmente, risultava un po’ impolverata dalla progressiva primazia del Presidente del Consiglio dei Ministri. Tale rafforzamento del rappresentante dell’esecutivo è andata di pari passo con quella che è stata la graduale razionalizzazione dei partiti politici italiani e la tendenziale formazione di un bipolarismo che nelle ultime elezioni ha visto rompersi le proprie fondamenta, a causa della rapida ascesa del Movimento 5 Stelle come terza influente forza capace di rivaleggiare con le compagini di PDL e PD.

L’attenzione che ha saputo raccogliere intorno a sé la figura di Napolitano e la conseguente rinnovata immagine di caposaldo dell’architettura istituzionale italiana hanno supportato da più parti il nascere di moti finalizzati all’elezione diretta del Presidente della Repubblica che – ricordiamo – ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione è “capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. Proprio in virtù del potere rappresentativo che gli è attribuito, in un contesto, come quello attuale, di ritorno ad un sistema multipolare e scollamento dei rapporti istituzionali con conseguente maggiore precarietà del Presidente del Consiglio, sono non solo comprensibili ma finanche condivisibili le proposte di elezione diretta del rappresentante massimo del nostro Paese. A ciò vanno ricondotti i tentativi di Grillo e del suo Movimento per la scelta di un candidato votato attraverso il ricorso alla “democrazia del web”, così come, sebbene all’interno di un quadro di riforme ben più ampio e rispondente a ragioni in parte differenti, vanno ricomprese le reiterate proposte di modifiche costituzionali provenienti dagli ambienti di centrodestra.

A riprova dell’interesse suscitato dal tema, anche la relazione dei cosiddetti “saggi” voluti dallo stesso Napolitano ha vagliato l’opportunità di cambiamento della forma di governo del Paese, concludendo poi con la non unanime preferenza per una scelta “cautelativa” di razionalizzazione del sistema parlamentare già presente.

Indipendentemente da discorsi legati all’opportunità o meno di investitura diretta del capo dello Stato, quello che è certo è che la rielezione del Presidente Napolitano ha permesso all’Italia di superare la metà del guado. La palla passa ora ai politici, al momento unici e veri responsabili di fronte agli elettori, per garantire il necessario supporto al neo-premier ed iniziare le riforme di cui l’Italia ha disperato bisogno. Sarebbe opportuno che anche essi, sull’esempio di quanto fatto dal Presidente della Repubblica, con generosità e senso di responsabilità mettano finalmente da parte gli interessi di partito per il bene del Paese, legittimando un rappresentante dell’esecutivo immune da ricatti di parte. Ne saranno però capaci?