[20-04-2013] Scusi, Presidente. E ora le riforme.

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Grazie, Presidente. Ma, soprattutto, scusi.

Questo dovrebbero dire i nostri parlamentari a Giorgio Napolitano, richiamato in fretta e furia, in una notte di follia, a fare il Presidente di tutti, a salvare l’Italia e – apparentemente – a salvare i partiti (e soprattutto il PD) avviluppati in mosse sterili o suicide.

Il Presidente Napolitano sarebbe comunque passato alla storia del Paese, soprattutto per come ha saputo gestire la crisi istituzionale, che – negli ultimi anni – si è sovrapposta alla crisi economica e finanziaria. Non aveva bisogno di tempi supplementari. E, infatti, non li ha cercati. È da credere ad occhi chiusi che lui si augurasse tutto, tranne che rimanere al Quirinale. Ma tant’è. La politica, partita spavalda con l’idea – addirittura – di eleggere un presidente al primo scrutinio, si è presto mostrata inconsapevole e inconsistente. Le responsabilità sono diffuse, certo, ma come nascondere quelle – gravi – di Pierluigi Bersani, leader del partito che non ha vinto e non ha perso le elezioni, ma che – in ogni caso – aveva i numeri per essere pivotale tanto nel tentativo (colpevolmente fallito) di dare un governo al Paese, quanto in quello (parimenti fallimentare) di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. Così come non si può nascondere la vittoria politica (se così si può chiamare) di Berlusconi, e l’oggettivo senso di responsabilità che il PdL ha dimostrato nelle scelte di voto di questi giorni.

Ed è così che Giorgio Napolitano si ritrova – suo malgrado – a rappresentare l’unico punto fermo del Paese, forse l’unico punto di credibilità. Proprio lui che, ancora pochi giorni fa, è stato volgarmente attaccato, anche da chi oggi lo osanna come salvatore, per aver istituito una commissione di saggi. Oggi è a tutti chiaro, penso, come proprio le relazioni finali dei saggi saranno la base di partenza per costruire un programma di governo, un programma di riforme, auspicabilmente condiviso dalla maggior parte delle forze presenti in Parlamento. È da immaginare che Napolitano, nel chinare il capo ed accettare il nuovo incarico, abbia posto – forse – una sola condizione: realizzare le riforme. Nella prima dichiarazione alla stampa, alla presenza dei Presidenti delle Camere, Napolitano ha infatti parlato di “termini” entro i quali ha accettato l’incarico: confortante. Una forte novità. Altro che inciucio!

Questa, dunque, dev’essere la stella polare. Se si riuscirà a separare il destino degli attuali partiti dal destino delle riforme istituzionali e costituzionali, allora il sacrificio di Napolitano non sarà stato vano. Se, invece, lo sconcio della politica italiana prevarrà e travolgerà un percorso di precisi interventi sulla Costituzione e sulle leggi, allora al sacrificio del Presidente della Repubblica si accompagnerà quello, finale, del Paese.

Il Ricostituente, come dice il nome, è nato nel 2010 proprio dalla percezione di un’esigenza di cambiamenti, anche radicali. Con i nostri limiti, faremo la nostra parte per vigilare, denunciare e – dove saremo capaci – proporre.

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