[16-04-2013] Nuovi conflitti tra diritti, all’ombra della crisi

di Martino Liva, cultore della materia di dirittto pubblico dell’economia, Università Milano Bicocca

E’ guerra all’austerity. Da ogni fronte. Se si alza infatti un poco lo sguardo dal pur assai stimolante panorama politico ed istituzionale italiano (Luigi Testa ha ben scritto sul Ricostituente che «Il vero laboratorio di diritto costituzionale è l’Italia del marzo 2013»), non può sfuggire una decisione quasi storica.

La scorsa settimana la Corte Costituzionale portoghese ha infatti bocciato quattro delle nove nuove misure di austerità previste dal Governo in ottemperanza al programma di risanamento concordato con UE e con il FMI nel 2011.

Dopo i cittadini, che agiscono direttamente (in piazza) ed indirettamente (in parlamento), ed il potere esecutivo, si aggiunge anche il potere giudiziario nella bagarre sul palcoscenico della crisi.

In sostanza, i giudici costituzionali del Portogallo, hanno bocciato, tra le altre, una misura che riduceva i salari (sospendendo la 14esima) ai soli dipendenti pubblici. E non basta obiettare che il Governo è il «datore di lavoro» di tali persone e, se c’è la crisi, può tagliare come farebbe qualsiasi privato.

Per i giudici, il Governo è portatore di interessi generali, ed una misura di questo tipo introduce l’equivalente di una nuova tassa di cui non è gravato un analogo dipendente, nelle stesse condizioni, se lavora per un privato.

La lesione dei principi di «eguaglianza ed equità» è stata dunque sanzionata, ma il risultato è che si è aperto un buco nel bilancio dello Stato, per almeno un miliardo di euro.

La vicenda è significativa, porta al cuore della questione sociale che oggi si sottopone ai nostri occhi, e dovrebbe insegnare qualcosa anche al nostro paese.

Infatti, senza troppi proclami il 18 aprile 2012, il nostro (ex) Parlamento ha approvato la legge costituzionale n. 1/2012, che, con efficacia dal 1° gennaio 2014, introdurrà nella nostra costituzione il cd. principio del pareggio di bilancio.

Sono stati novellati gli articoli 81, 97, 117 e 119 Cost., per di più con un quorum dei due terzi dei componenti nella seconda votazione, sia alla Camera, sia al Senato, fatto che dunque, ex art. 138 Cost., impedisce di sottoporre la norma a referendum costituzionale.

In particolare, il principio del pareggio è contenuto nel nuovo articolo 81 Cost., che stabilisce, al primo comma, l’obbligo per lo Stato di assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle diverse fasi – avverse o favorevoli – del ciclo economico.

Il secondo comma, poi, contempera la disposizione, consentendo che si possa fare ricorso all’indebitamento ma al verificarsi di eventi eccezionali (crisi, recessioni globali), ma purchè lo si faccia con una rigida procedura parlamentare aggravata.

Il principio non fa una piega e soprattutto pare salutare per lo stato italiano, che è già piuttosto indebitato. Tuttavia in pochi hanno fatto notare come tale meccanismo del pareggio di bilancio costituzionale possa configgere e rendere inattivi altri diritti, anch’essi costituzionalmente garantiti.

La tutela della salute e la garanzia «delle cure gratuite agli indigenti» (art. 32 Cost.), il supporto negli studi dei «capaci e meritevoli» ma privi di mezzi (art. 34, terzo comma, Cost.), ad esempio, sono diritti che evidentemente potrebbero porsi in conflitto con il nuovo articolo 81.

Intendiamoci, il principio del pareggio di bilancio non mira a smantellare lo stato sociale, semmai impone ai pubblici poteri più cautela e ponderazione nell’uso delle risorse pubbliche.

Tuttavia, dal gennaio 2014 dovremo abituarci ad altri conflitti tra diritti (i Diritti contesi, di cui scriveva la prof. Marilisa D’Amico in un libro del 2009) ed anche i nostri giudici costituzionali, come i colleghi portoghesi, potranno essere chiamati a scegliere e contemperare diritti (costituzionali) da una parte ed il pareggio di bilancio (garantito anch’esso dalla Costituzione) dall’altra.