[01-04-2013] Nessun allarme per gli “sherpa” di Napolitano

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

I “saggi” di Napolitano non sembrano andare giù alla maggior parte dei costituzionalisti. Su twitter, persino su facebook, nonché sui mezzi di comunicazione più tradizionali, serpeggiano dubbi, distinguo e non poche prese di distanza, alcune fortemente preoccupate.

E così, nel giorno dei pesci d’aprile, il Quirinale deve stare serio e affidare ad una nota le precisazioni che, ad una serena lettura della mossa dei giorni scorsi, potevano essere superflue. E cioè:

-       “il carattere assolutamente informale” della scelta presidenziale;

-       “il fine puramente ricognitivo” dell’iniziativa assunta;

-       “i limiti temporali, d’altronde ovvi, dell’attività dei due gruppi”.

Si è già detto in un precedente commento che, di fatto, si tratta di una sorta di mandato esplorativo. Certo, anomalo. Sia perché non segue i canoni delle prassi quirinalizie, sia perché è attribuito ad una squadra, e non ad un singolo.

Ma non per questo si deve gridare allo scandalo: i dieci saggi hanno “finalità ricognitiva”, come puntualizza la nota. Che significa? Che individueranno un listino dei punti di governo e che verificheranno su di essi una possibile convergenza delle forze politiche. Fatto ciò, torneranno a riferire al Colle, affinché esso possa – eventualmente – scegliere una persona alla quale conferire l’incarico di formare il nuovo governo.

E, appunto, sia questo Presidente, sia il suo successore, potranno richiamare i saggi in qualunque momento, fare ad essi fretta e financo “esautorarli”. I saggi sono “esploratori”, che aiutano il Presidente della Repubblica – al di là delle sue convinzioni e dei suoi auspici – a verificare se esiste in Parlamento una maggioranza in grado di dare un governo al Paese, nel pieno rispetto delle dinamiche parlamentari della nostra forma di governo.

Mentre tutto questo avviene, il governo Monti resta in carica. Anche qui, però, non si deve fraintendere: non è certo il riconoscimento di certe filosofie grilline sulla prorogatio e sulla non-necessità di formare un nuovo governo, sbandierando l’esempio belga, come se fosse il paradigma di ogni democrazia che si rispetti. In Italia ogni Governo che si forma deve avere un voto espresso di fiducia iniziale da parte delle Camere (non così, invece, in Belgio). Monti è in carica, seppur dimissionario, per garantire continuità al potere esecutivo. Ciò non significa che si possa continuare così all’infinito. Se Napolitano volesse mantenere invita il governo Monti senza fare altri tentativi, dovrebbe rimandarlo alle Camere per ottenere la fiducia. In caso contrario, dovrà incessantemente cercare una soluzione di governo, affidando mandati esplorativi, pre-incarichi o quant’altro (e, nel concetto di “altro”, si ritiene che possano entrare anche le commissioni di saggi). Non ci sono tempi minimi, né tempi massimi, individuati dalla Costituzione. Certo è, però, che non appena Napolitano o il suo successore si accorgessero che – saggi o non saggi – non ci sono i numeri per formare un governo, si dovrebbe tornare al più presto al voto.

Cosa accadrà in concreto? È ovviamente difficile dirlo. Uno scenario che, al momento, sembra verosimile, è che il governo Monti continui il proprio lavoro fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e che sia costui (al limite nelle note vesti del predecessore rieletto), anche forte del potere di scioglimento, a decidere, in base al lavoro svolto dai saggi, se tentare la carta del governo di scopo, o se rassegnarsi ad uno scioglimento anticipato, con voto in autunno.

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