[22-03-2013] Tutte le strade portano al voto

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Nella prima Repubblica, quando si voleva etichettare un governo “strano”, si chiamava ponte, di programma, al più balneare, se serviva a traguardare l’estate. Poi arrivò il governo tecnico di Ciampi nel 1993, quello istituzionale di Marini nel 2008, dopo che Berlusconi aveva bocciato l’ipotesi di un governo di tregua, e Casini aveva paventato un governicchio, rispolverando l’appellativo che bollò l’esecutivo Fanfani nel 1983.

Nel dibattito di questi giorni si aggiungono i governi del Presidente, quelli di larghe intese, e perfino gli esecutivi di scopo. Tutte locuzioni che, è bene dirlo, sono il frutto della fantasia di politici e commentatori, non essendo previste da alcuna norma costituzionale. Tutto per nascondere un unico, irrisolvibile problema: la mancanza di una chiara maggioranza politica.

Alcuni punti fermi sui possibili scenari delle prossime ore:

1)   il governo Monti uscirà di scena solo con la nomina ufficiale del nuovo governo: consultazioni e incarico si svolgono con il governo dimissionario ancora in carica. Il cambio della guardia si ha solo quando è pronta la lista dei ministri e il presidente incaricato di formare il nuovo governo scioglie la riserva.

2)   La strada maestra dovrebbe essere la formazione di un governo politico: un governo Bersani che ottenga la fiducia in Parlamento, anche giocando sulle astensioni di alcune forze (cd. governo di minoranza). Ma è una strada in salita, che non convince Napolitano. Se Bersani cercherà l’appoggio di qualche grillino di coscienza, si scontrerà con il voto palese richiesto per accordare la fiducia (per i presidenti di Assemblea si votava a scrutinio segreto): improbabili i franchi tiratori. Se guarderà ai montiani, i numeri non gli basteranno.

3)   Si può dunque pensare ad un governo “istituzionale”, cioè ad un governo guidato da un’alta carica dello Stato, ad esempio dal neo-presidente del Senato Pietro Grasso. Ma, anche qui, per quale obiettivo e con quale maggioranza? Probabilmente sarebbe un governo dai margini di manovra limitatissimi, con il principale compito di portare velocemente il Paese alle urne, magari modificando la legge elettorale (anche se non sarebbe affatto semplice, visto che il Porcellum – lo si dica – fa comodo a tutti).

4)   Terza ipotesi è quella delle larghe intese: un governo politico (e non più formato di soli tecnici, come è stato il governo Monti), sostenuto da tutte le forze politiche (tranne il M5S). Era la speranza di Napolitano, ed è la provocazione di Berlusconi. Ma il PD la vive come una trappola, pensando che un simile scenario faccia perdere voti a tutto vantaggio dei grillini.

Più che la soluzione di un rebus, dunque, a Napolitano compete l’ingrato compito di certificare, quale che sia la forma prescelta, la morte prematura di una legislatura e di tutti i suoi attori.

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(pubblicato sul Secolo XIX del 22-03-2013)