[16-03-2013] La presidenza del Senato non è un “impedimento temporaneo”

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi — @lorenzocuocolo

Sembra che non ci siano limiti al groviglio istituzionale, a volte anche un po’ fantasioso, che in questi giorni caratterizza l’insediamento dei nuovi organi politici, in un clima surreale che – purtroppo – sembra confermare la distanza tra le dinamiche di palazzo e le emergenze del Paese reale.

L’ultima novità, stando alle voci di stampa, è lo scontro tra il Presidente del Consiglio Mario Monti e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il primo, con un sostanziale accordo del PD, voleva farsi eleggere alla presidenza del Senato. Il secondo si è messo di traverso, ricordandogli che presiede già il Consiglio dei ministri (seppur dimissionario).

In effetti si sarebbe disegnata (ancora una volta) una situazione senza precedenti. È possibile che un Presidente del Consiglio (seppur dimissionario) vada a presiedere un ramo del Parlamento?

La particolarità della questione non è tanto nel fatto di passare “da una poltrona ad un’altra”, quanto, piuttosto, nel “cumulare” le due poltrone. Monti, infatti, resterà in carica come Presidente del Consiglio (seppur dimissionario, e dunque per il solo disbrigo degli “affari correnti”) finché non sarà nominato il nuovo Governo (scenario, questo, non così prossimo, a quanto pare). Basta richiamare il principio di separazione dei poteri per sostenere che (anche in assenza di una esplicita previsione costituzionale) non si possano cumulare le due cariche.

E, dunque, come fare? Le strade astrattamente ipotizzabili sono due:

1)   invocare l’art. 8 della legge n. 400 del 1988, che disciplina la supplenza del Presidente del Consiglio “in caso di assenza o impedimento temporaneo”, affidandola ad un Vice-presidente (se nominato), oppure al ministro più anziano d’età.

2)   Accettare le dimissioni del solo Monti, lasciando in carica per il disbrigo degli affari correnti quel che resta del suo governo

Entrambe le strade sono assai in salita e senza precedenti. Pare che Monti abbia premuto per la prima. Essa, tuttavia, sembra assai difficilmente praticabile, dal momento che assumere la carica di Presidente del Senato non corrisponde ad un “impedimento temporaneo” del Presidente del Consiglio, ma ad una sorta di “doppio lavoro”. Con la complicazione che i due lavori sono quelli di guidare organi costituzionali legati da rapporti complessi e delicati che – essi stessi – delineano l’essenza della forma di governo. Monti, cioè, sarebbe rimasto Presidente del Consiglio in carica, seppur “temporaneamente impedito” perché impegnato a presiedere il Senato. Francamente uno scenario bizzarro.

Ugualmente difficile la seconda strada: accettare le sole dimissioni del Presidente del Consiglio dimissionario, e non del resto del Governo, avrebbe – di fatto – prodotto un monstrum costituzionale, cioè un governo “acefalo”, non meno anomalo di quello derivante dall’opzione 1.

Al di là delle valutazioni politiche, dunque, e pur condividendo l’osservazione di Monti che mancano espressi divieti ad un simile scenario, pare che Napolitano non avesse davvero altra scelta che insistere con Monti perché restasse al suo posto, rinunciando a correre per la Presidenza del Senato.

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