[03-02-2013] Banche: manca una proposta dei partiti

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi

Grillo lo ha chiamato “semestre rosso”. Come a dire che il Presidente della Repubblica, in questi ultimi mesi di mandato, invece di rinchiudersi nella terzietà quirinalizia, prende apertamente parte alla contesa elettorale, con esternazioni a tutela del partito democratico. Sarebbe il caso, come ritengono anche altri esponenti politici, da Roberto Maroni a Giulio Tremonti, delle dichiarazioni di Napolitano sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena: prima dire che Bankitalia ha vigilato come da copione, poi mettere in guardia dal pernicioso rapporto tra informazione e giustizia, invitando al rispetto del segreto di indagine.

Cosa c’è sotto è molto chiaro: i rapporti tra sistema bancario e politica. In questo caso, i rapporti tra il Monte dei Paschi e il partito democratico, che governa le istituzioni chiamate a nominare i vertici della Fondazione Mps, ente di controllo della banca. Di sedici membri dell’organo di indirizzo, quattordici sono nominati dagli enti territoriali di riferimento, governati dal centro-sinistra. Un intreccio stretto, non c’è che dire.

Ma questo è un male? Lo Statuto della Fondazione precisa che le attività dell’ente sono svolte «mantenendo e rafforzando i legami particolari con Siena». Se dunque una caratteristica essenziale è il legame con il territorio, è fisiologico e pure auspicabile che siano gli enti territoriali ad esprimere i bisogni e anche le persone che possano rappresentarli all’interno del sistema bancario.

Il punto è un altro: porre regole chiare per evitare che la rappresentazione dei bisogni del territorio si trasformi in un sistema di potere politico e di clientele, con un sostanziale controllo dei partiti sull’attività bancaria, che nulla dovrebbe avere a che fare con le esigenze sociali delle Fondazioni. Su questo crinale qualcosa è andato storto. E il sistema delle banche è solo un esempio di quanti danni possa fare la politica quando non si limiti agli indirizzi e pretenda di occupare le stanze della gestione. Trovare altri esempi è semplice. Si pensi alla sanità: se la politica sceglie dove costruire gli ospedali, tutto bene. Se si ingerisce nelle nomine dei primari, poveri noi.

Sono confini sottili, ma non per questo possono essere mobili. La regolazione del settore bancario è ipertrofica e complessa. Ma è dubbio che sia davvero efficace per tutelare i cittadini, come si evince dalla sensazione comune che tutti proviamo firmando in banca un qualsiasi modulo in miniatura.

Il fermo richiamo di Napolitano alla riservatezza e al rispetto del segreto istruttorio è sacrosanto ed opportuno. E questi principi basilari di civiltà giuridica devono valere per tutte le indagini e per tutti i processi. Sarebbe grave dare alle parole del Presidente il senso di una protezione per il partito democratico. Quest’ultimo, poi, invece di prendere in modo un po’ grottesco le distanze dalla brutta vicenda, dovrebbe farsi alfiere di una riforma del sistema del credito e, più in generale, di una più attenta delimitazione dei rapporti tra potere politico e servizi erogati ai cittadini, siano essi bancari, sanitari, culturali, di trasporto o di altro tipo. Sono i temi di sostanza che i cittadini vorrebbero sentire dai partiti in campagna elettorale. Ancora una volta l’occasione è stata mancata: tutti a tirarsi la croce, ma ben poche proposte concrete (per non dire nessuna).

(pubblicato sul Secolo XIX del 03-02-2013)