[21-12-2012] Ancora sulla legge elettorale: funzione, tempistica e buoni propositi

di Martino Liva, cultore della materia di dirittto pubblico dell’economia, Università Milano Bicocca

Non può passare inosservato (e tanto meno inascoltato) l’amaro discorso del Presidente della Repubblica che nella cerimonia per lo scambio degli auguri con le Alte cariche dello Stato ha affrontato il consuntivo dell’anno trascorso e, per certi versi, dell’intera legislatura.

Napolitano ha infatti detto senza mezzi termini, tre le altre cose, che è mancato «un sussulto di operosità riformatrice e anche un moto di rinnovamento dei partiti», bloccati «dal peso di resistenze ed ostacoli profondamente radicati, di antichi ritardi, di lenti e stentati processi di maturazione».

E tra le tante prove mancate dal Parlamento che si sta per sciogliere «imperdonabilmente grave è stato il fallire la prova della riforma della legge elettorale del 2005, su cui pure la Corte Costituzionale aveva sollevato seri dubbi di legittimità».

Quest’ultimo tema è ben noto, ed anche il Ricostituente ha avuto modo di occuparsene.

Rispetto a ciò, tuttavia, sorgono alcune brevi considerazioni che possono tramutarsi in stimoli per la campagna elettorale e la prossima legislatura.

La legge elettorale è una legge ordinaria, ma da anni viene considerata dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale quale «legge costituzionalmente necessaria», la cui esistenza è «indispensabile per assicurare il funzionamento e la continuità degli organi costituzionali» (Sentenza C. Cost. n. 13/2012).

Ma vi è di più: questa legge detta le regole sulle modalità di svolgimento di uno dei momenti più significativi della nostra democrazia parlamentare, vale a dire il voto per la Camera ed il Senato.

Una buona legge elettorale, dunque, necessita di ampio confronto, competenze tecniche, consapevolezza di dover essere strumento di garanzia per tutti, a cominciare dalle minoranze.

Ed ha quindi certamente ragione Napolitano nel dire che «nessuno potrà fare a meno di dare conto ai cittadini-elettori» della mancata approvazione di una nuova legge elettorale, ma l’errore di fondo (imperdonabile) è stato l’attendere sino all’ultimo minuto della legislatura la discussione su questa riforma.

E’ amaro dirlo, ma inevitabile: le forze politiche, se chiamate a scrivere una nuova legge elettorale al termine della legislatura fanno qualsiasi ragionamento con i sondaggi in mano, valutando con la massima attenzione ciò che più conviene alla propria parte e prevalgono la diffidenza reciproca ed il tatticismo esasperato. Come noto, infatti, cambiando una legge elettorale, una probabile vittoria elettorale può diventare un pareggio ed una gara scontata tramutarsi in sfida aperta.

Se mai servisse una conferma è bene ricordarsi la genesi dell’attuale Porcellum.  Venne approvato in fretta e furia il 21 dicembre 2005, a meno di 5 mesi dalle urne ed al termine della legislatura 2001–2006 ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Una buona legge elettorale, pertanto, deve guardare lontano e non all’elezione contingente. L’unico modo per farlo è approvare la legge ad inizio legislatura, quando le urne sono lontane, le tentazioni molto più labili ed i sondaggi inesistenti.

Certo, cambiare oggi il Porcellum sarebbe stato meglio che averlo ancora ma questa bruciante sconfitta della politica – di cui dovrà dare conto – è l’occasione per avanzare due nuove richieste ai partiti ed i movimenti che si presentano per le prossime elezioni.

La prima è che questi si impegnino a fare la nuova legge nel primo anno di legislatura, programmando seriamente il lavoro parlamentare, senza aspettare inutilmente.

La seconda è che, nel frattempo, come alcune forze stanno facendo, venga superato autonomamente e virtuosamente l’aspetto più odioso del Porcellum, attraverso elezioni primarie per le candidature in lista.

Ne va dell’autorevolezza del prossimo Parlamento, del coinvolgimento dei cittadini e sarebbe, in definitiva, un modo per provare a « dare conto ai cittadini-elettori» della propria volontà di cambiare, anche per quel che concerne la legge elettorale.