[06-12-2012] Le protezioni speciali del Presidente

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi

Le motivazioni arriveranno solo a gennaio. Ma la Corte dice già moltissimo nel comunicato stampa diramato martedì sera dopo una giornata di lavori ad alta tensione.

Si trattava di decidere se le intercettazioni delle telefonate tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano fossero utilizzabili o no. E, in questo caso, come e con quali garanzie dovessero essere distrutte. Si trattava, soprattutto, di fissare un principio, valido ben oltre il caso di specie. La Corte ha creato un precedente che potrà trovare applicazione tutte le volte che le orecchie indiscrete di una Procura sentiranno la voce di un Capo dello Stato. Chiunque esso sia.

La scelta della Corte era tutt’altro che semplice, anche se molti l’hanno definita scontata. Si trattava, infatti, di evincere dall’ordinamento una norma non scritta, da applicare al Presidente della Repubblica. O, comunque, di giustificare un’interpretazione estensiva di norme scritte per regolare casi diversi.

Ebbene, la Corte ci ha detto che il Presidente della Repubblica non è un cittadino come gli altri, e che dunque gode di protezioni più ampie, come appunto l’impossibilità di essere intercettato. Questa tesi è stata a più riprese avversata dalla Procura di Palermo e dal suo difensore. Un’immunità così ampia spetta solo ai Re, hanno detto. E ieri hanno rincarato la dose: e se il Presidente ordisse per telefono un colpo di Stato, la Procura dovrebbe far finta di non sentire?

Certo sono esempi suggestivi, ma la Corte ha mantenuto i nervi saldi e ha risolto il caso su una lettura sistematica della posizione del Presidente, per come emerge dall’insieme delle norme costituzionali. Gli esperti, oggi, applaudono unanimi. Giustamente Stefano Ceccanti afferma che la Corte ha fatto leva sulla Costituzione, più che sul codice di procedura penale: il valore in gioco era addirittura il principio di separazione dei poteri, che sarebbe risultato leso consentendo alla magistratura di ascoltare le conversazioni del Presidente. Concorda Luciano Violante, secondo il quale bastava una “piana lettura della Costituzione” per arrivare alla decisione della Corte. Cesare Mirabelli sottolinea come l’immunità del Presidente sia una garanzia, non un privilegio.

Sotto altro profilo, Stelio Mangiameli nota come la Corte non abbia limitato l’immunità alle attività “funzionali” del Capo dello Stato, ma l’abbia estesa alla sua persona, di fatto coprendo qualunque attività, anche extrafunzionale. Ciò si comprende – come ha correttamente sottolineato Piero Alberto Capotosti – se si considera che il Presidente della Repubblica, per espressa previsione costituzionale, deve rappresentare l’unità nazionale. E tale compito può sostanziarsi in atti del tutto atipici, come anche una telefonata.

Tutti d’accordo, dunque. Per una decisione che appare molto forte, fin dal comunicato stampa. La Corte, infatti, non solo fissa il principio dell’inutilizzabilità di eventuali intercettazioni del Capo dello Stato. Ma dice anche che queste dovranno essere distrutte in un’udienza segreta, senza il contraddittorio delle parti. Senza che possano esserci fughe di notizie. Opportuna cautela, considerando quanto normalmente avviene per le intercettazioni dei comuni cittadini.

(pubblicato sul Secolo XIX del 06-12-2012)