[25-11-2012] Destra suicida nel nome del capo

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi

L’incapacità della destra di costruire un progetto politico moderato trova conferma nelle dichiarazioni che Berlusconi ha reso ieri a Milanello. Tra un consulto sulle condizioni fisiche di Pato e un’iniezione di grinta per i suoi calciatori, l’ex presidente del Consiglio ha lasciato chiaramente intendere che, ancora una volta, guiderà la destra verso le elezioni.

Cosa credeva, Alfano, che il Popolo della libertà fosse un partito normale, cioè un’organizzazione democratica che aggrega consenso intorno ad una linea politica stabilita dalla maggioranza? Niente affatto: il PdL è un’idea di Berlusconi, creato da Berlusconi ed è dunque di Berlusconi. Almeno, questa è la sua visione. Non è più nemmeno questione di partito-azienda. Il vizio è più radicale: il PdL è un partito di proprietà del capo.

Alfano, indispettito, ha dichiarato che se Silvio scende in campo le primarie perdono di senso. Ammesso che ne avessero, viene da dire: più che una competizione corretta e fondata sui programmi, le primarie della destra stavano prendendo sul nascere un’aria da tutti contro tutti, con attacchi feroci fra i contendenti, ma senza traccia di contenuti. E così, se al congresso di Samorì sono arrivati ignari vecchietti dell’ospizio, portati a loro insaputa con pullman e pranzo al sacco pagato, la Meloni ha strizzato l’occhio a formazioni dell’ultradestra che non vorremmo vedere legittimate da un partito che ambisce ad essere di governo e Alfano si è battibeccato con la Santanché sui carichi pendenti. Il confronto in stile X-factor, andato in onda qualche giorno fa fra i candidati del centrosinistra, al confronto, sembra ideato dal migliore Tocqueville.

Non è più sicuro, dunque, che ci siano le primarie della destra. Ma quel che più inquieta è che le dichiarazioni di Berlusconi chiariscono al di là di ogni dubbio che manca un progetto condiviso, un progetto che possa offrire un appiglio all’elettorato moderato. Con ogni probabilità, infatti, Berlusconi raggrupperà un manipolo di fedelissimi intorno ad una forza populista e lideristica, anti-Monti e anti-Europa. Ieri ha detto che una forza politica con la maggioranza assoluta è quello che serve per modificare la Costituzione. Dichiarazioni gravi. C’è da sperare che quella forza non sia la sua. La cifra politica, però, è chiara. Da un lato ecciterà i berlusconiani duri e puri, che davvero hanno sempre creduto alla dimensione messianica di Silvio. Dall’altro, però, allontanerà moltissimi elettori dal voto, o comunque li obbligherà a cercare una diversa soluzione politica.

E non è da escludersi che, alla fine, le forze di destra siano più d’una, ognuna in grado di raccogliere un pugnetto di voti. Tutte incapaci di governare o di contribuire alla formazione di un governo di coalizione. Un omicidio-suicidio, dunque. Da un lato, questa mossa finirà per erodere spazi, anche se pochi, ad una vera proposta moderata. Dall’altro, impedisce la gemmazione, dalla costola del capo, di un partito che possa vivere di vita propria.

(pubblicato sul Secolo XIX del 25-11-2012)