[03-11-2012] Riforme e provocazioni per dare nuova linfa alle istituzioni: la ricetta di Ainis

di Martino Liva, cultore della materia di dirittto pubblico dell’economia, Università Milano Bicocca

«Non resta che la rivoluzione. Pacifica, ordinata; ma senza dispense né indulgenze, senza salvacondotti per i vecchi vassalli e valvassori». Può sorprende che queste non siano parole di Robespierre ma del costituzionalista Michele Ainis, autore del nuovo saggio titolato Privilegium. L’Italia divorata dalle lobby (Rizzoli, 2012).

A dispetto del titolo, il libro non è solo un denuncia ben documentata ed analitica sull’incidenza e l’influenza dei gruppi di pressione corporativi sulla vita pubblica italiana. Questo è forse l’aspetto più “giornalistico” del libro, che pure è piuttosto interessante, per non dire sconcertante, per il lettore.

Ainis infatti è in grado di fare un’attenta analisi di come gli ordini professionali e le corporazioni facciano di tutto per «difendere a denti stretti i propri privilegi» impedendo al paese di crescere ed al 53% degli italiani di schiodarsi dal suo ceto d’origine.

Rimane un po’ in secondo piano, tuttavia, l’altra parte del discorso che pure meriterebbe una certa attenzione. Vale a dire come provare a regolamentare quell’attività di lobbying, che negli Usa, cui Ainis guarda spesso con interesse, ha lunga storia, è disciplinata da una legge e spesso ha permesso di unire la capacità del pubblico con l’expertise informata dei rappresentanti privati.

Il risultato però è un importante riflessione sul basso livello della nostra legislazione, tutta fatta di deroghe alle norme, confusa e di difficile lettura, quasi sempre necessitante dell’impulso governativo che si attua attraverso i decreti legge, ormai divenuti un una sorta di disegno di legge rafforzato.

Ma gli spunti di riflessione non si fermano certo a questo primo scorcio e le «provocazioni» (così definite dall’autore) sui temi del diritto costituzionale rappresentano forse il punto più intrigante dell’opera. Ecco dunque alcune proposte di riforma costituzionale, a tratti appunto provocatorie, ma che per Ainis riuscirebbero a far aumentare il tasso di uguaglianze e partecipazione alla vita pubblica.

La prima coinvolge il Parlamento, mira a superare l’attuale bipolarismo prevedendo, al posto dell’attuale Senato, una «Camera dei cittadini» estratti a sorte secondo criteri tutti da stabilire ma in attuazione di un principio di democrazia pura e diretta, per altro non del tutto estraneo al nostro ordinamento (si pensi ai membri non togati della Corte d’Assise).

Con il risultato, che fu avanzato anche in seno all’Assemblea Costituente, di prevedere solo una Camera con funzioni legislative (l’attuale Camera dei Deputati) però coadiuvata nella sua attività dalle proposte della Camera dei Cittadini, che dunque sostituirebbe l’attuale Senato ed il Cnel, istituzione purtroppo piuttosto evanescente.

La seconda è volta a rafforzare l’istituto del referendum, oggi solo abrogativo (oltre a quello costituzionale) e sterilizzato dalla necessità del quorum per la validità. Perché allora non eliminare la necessità del quorum della maggioranza degli aventi diritto ed innescare altri meccanismi partecipativi quali il referendum propositivo ?

Poi vi è la proposta, ispirata dal diritto della California, dell’introduzione dell’istituto della recall, un altro strumento di democrazia diretta.

In pratica consisterebbe nella possibilità, anch’essa da approfondire, di revocare prima della fine del mandato gli eletti immeritevoli garantendo quindi ai cittadini una potentissima funzione di controllo verso i loro rappresentanti. Di certo è un istituto peculiare, che però potrebbe impattare con il principio di cui all’art. 67 Cost. per cui i parlamentari esercitano le loro funzioni «senza vincolo di mandato».

Forse si tratta di esagerazioni, forse di istituti alieni alla nostra storia costituzionale.

Di certo restano proposte in grado di far sorgere un dibattito costruttivo ed animate da un intento importante: ridare linfa vitale alla nostra democrazia, aumentare il tasso di partecipazione, avvicinare i cittadini alle istituzioni. Su questi temi, qualsiasi idea seria è la ben venuta.