[25-10-2012] Centrodestra: primarie senza un progetto

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto comparato, Università Bocconi

Primarie aperte del centrodestra: finalmente una luce in fondo al tunnel. E, inoltre, senza Berlusconi, che si ritaglia un ruolo da grande vecchio, da “consigliere dei giovani”, come dice lui.

Sicuramente è un segnale incoraggiante, soprattutto nel campo di un partito-azienda, che dall’inizio degli anni Novanta ad oggi è sempre stato gestito dal suo grande condottiero, affiancato – a seconda dei momenti – da un manipolo di colonnelli dalle alterne fortune.

Le primarie del centrodestra sono un tentativo di procedimentalizzare la selezione di quella classe politica, superando il rischio di guerra fra bande assai facilmente prevedibile, ed in parte già in atto, dopo il cedimento strutturale del capo carismatico.

Ci sono però moltissimi interrogativi: dire primarie non significa granché, se queste consultazioni non sono regolate in modo chiaro e trasparente. Il rischio, detto altrimenti, è che si alzi un po’ di fumo per una finta competizione decisa a tavolino. O, peggio, che le primarie si traducano in una guerra fra bande istituzionalizzata, con tutti gli spazi occupati dai colonnelli arcinoti del vecchio Partito della libertà (e, non a caso, ieri sera sono fioccate le prime conferme di partecipazione alla contesa).

Poi c’è tutto un altro problema, che ruota intorno all’aggettivo “aperte”. Aperte a chi? E con quale scopo? Si legge nelle dichiarazioni che l’obiettivo è quello di riunire i fantomatici moderati, mediante un’operazione che vada oltre le attuali appartenenze. Il PdL è, ormai da mesi, in caduta libera. Bisogna dunque interrogarsi sulla genuinità delle intenzioni. E su questo i dubbi prendono il sopravvento. Sarà mica un maquillage per rifare al partito responsabile degli ultimi anni di governo una verginità davanti agli elettori? Nel caso, è da scommettere che il tentativo fallirà.

Al di là delle aggettivazioni, infatti, sembra un’operazione politica (assai opportuna, ma) tutta interna al PdL. Non un progetto politico nuovo, ma una ripulitura e un riordino del partito dopo l’uscita di scena di Berlusconi.

È per questo che appare del tutto irrealistico, sviante e sostanzialmente errato, immaginare che a queste primarie possano partecipare i portatori di progetti politici nuovi, a cominciare da Luca di Montezemolo e dalla sua Italia Futura. È bene marcare le distanze: il progetto di Italia Futura, che verrà presto presentato, ha un obiettivo civico e un programma di riforme radicali del tutto al di fuori dal sistema dei partiti. E non è certo un progetto politico di destra. Se dunque è scorretta ogni demonizzazione, è altresì vero che, nell’ottica di Italia Futura, ogni progetto di cambiamento deve andare oltre (e, almeno in parte, contro) chi ha condotto il Paese fino a qui.

(pubblicato sul Secolo XIX del 25-10-2012)