[09-06-2012] Riprendono i lavori parlamentari: l’agenda che scotta

di Lorenzo Quilici, collaboratore presso la Camera dei Deputati

Il Parlamento dopo la pausa estiva riprende i lavori per l’ultima parte della legislatura la cui scadenza naturale è fissata per il 29 aprile 2013. Molti dubbi si rincorrono su quale possa essere la data esatta in cui gli italiani andranno alle urne: la situazione politica e soprattutto partitica è ancora avvolta nella nebbia e il suo andamento è troppo ondivago per poter avere delle certezze. Di questo clima fosco ne risente anche la vita parlamentare che è ripresa dopo la pausa agostana. Molti sono i punti caldi in agenda: la giustizia, la riforma della legge elettorale, le misure per la crescita, solo per citarne alcuni. Il governo ha davanti a sé circa 7 mesi per cercare di portare a termine le riforme e le manovre volte a ridare stabilità al Paese, in sintonia con Bruxelles.

Il tema più scottante dell’agenda politica e parlamentare è sicuramente quello della giustizia che si dipana in tre punti, o meglio, in “un trittico” di provvedimenti come lo ha definito il capogruppo Pdl alla Camera Cicchitto: intercettazioni, anticorruzione e responsabilità civile dei magistrati. Il ddl Alfano sulle intercettazioni è fermo alla Camera su un binario morto, il Pdl ne chiederà la calendarizzazione, ma le vicende del Capo dello Stato potrebbero definitivamente affossarlo, con il beneplacito del centro-sinistra. Naviga in mare aperto anche il ddl anticorruzione: il Pdl chiede a gran voce che venga emendato e poi approvato, mentre per il Pd non c’è bisogno di alcuna modifica. Il ministro Severino è al lavoro per cercare di trovare un accordo e sbloccare la situazione.

Un altro punto ancora avvolto nella nebbia è la riforma della legge elettorale: ad agosto l’accordo tra Pdl e Pd sembrava molto vicino (si è parlato a proposito del “Provincellum”), poi d’improvviso tutto si è bloccato. Il rischio, come ha sottolineato Stefano Folli sulle colonne del “Sole”, non è di andare a votare con l’attuale legge elettorale (il famigerato “Porcellum”) quanto piuttosto con un sistema molto simile a quello attuale che di certo non sarà il modo migliore per la classe politica di presentarsi agli italiani per chiedere il consenso.

Infine ci sono le manovre volte ad aumentare la produttività, la cosiddetta agenda per la crescita e la competitività: il governo darà attuazione alle misure già varate stringendo su decreti e regolamenti attuativi, non senza alcuni interventi a gamba tesa dei partiti. Monti ha indicato che il filo conduttore dell’azione del governo è stato sin dall’inizio il miglioramento della produttività e che è oggi giunto il momento di affrontare il tassello fondamentale della produttività del lavoro, tema per il quale spetta alle parti sociali il ruolo di protagonisti. Il rischio di assistere ad un estenuante ed improduttivo “tira e molla” tra Governo e sindacati, come nel caso della riforma del mercato del lavoro, è molto probabile.

Si prospetta dunque un autunno-inverno molto complicato, caratterizzato da un clima pre-elettorale che infiammerà il dibattito politico e ricadrà, con esiti forse non troppo rosei, sulla vita parlamentare. Il Governo sarà in grado di portare a termine la sua opera o le sue iniziative affonderanno nelle sabbie mobili usate dai partiti? Batte piano il cuore del Parlamento, il suo respiro sembra quasi un rantolo. Riuscirà a trovare vitalità in quest’ultimo scorcio di legislatura? Facciamo nostro il finale del Conte di Montecristo: non ci resta che “attendere e sperare”.