[07-08-2012] Sono i tedeschi a tradire l’Europa

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Quando forti e sincere convinzioni europeiste sono espresse da un tecnico prestato alla politica, come Mario Monti, il risultato può essere un po’ goffo, e dare origine ad una tempesta in un bicchier d’acqua. Tanto più se tutto avviene sulle colonne dello Spiegel.

Monti ha detto, in sostanza, che per proteggere l’unione europea è necessario che i governi si muovano con una certa indipendenza dai rispettivi parlamenti. Apriti cielo: un attacco alla democrazia, ha gridato qualche politico tedesco. Che Monti venga dipinto come un pericolo antidemocratico è semplicemente ridicolo.

Anzi, una lettura non preconcetta delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio ci restituisce un ragionamento che non fa una piega: in questi tempi di crisi e di crescenti tensioni, anche di tipo nazionalista, è necessario che i governi, forti degli apparati tecnici che hanno a disposizione, tengano una rotta precisa a difesa dell’Europa, senza oscillare come banderuole per compiacere i sentimenti dell’elettorato. Il Parlamento, dunque, come luogo di discussione e dibattito, il luogo dove dare spazio anche alle retoriche antieuropee e alle posizioni di comodo di quelle forze politiche che giocano con la crisi per raccattare voti. Il Governo, invece, come esecutore di una linea meno traballante. Non c’è proprio nessun attacco alla democrazia: a condizione che – ovviamente – i Governi siano responsabili di fronte ai Parlamenti, secondo gli schemi propri di ogni architettura costituzionale. Monti non si è minimamente sognato di negare questo legame, che poi – nelle forme di governo europee – è quello della fiducia. Anzi, il suo Governo ha una fiducia parlamentare amplissima. Se le forze politiche cambiano idea, lo possono mandare a casa dall’oggi al domani. Ma dovranno essere loro ad assumersene la responsabilità.

Ciò chiarito, è davvero stucchevole la retorica negativa che – non solo in questa occasione – molti politici tedeschi hanno mostrato nei confronti dell’Italia. Non è davvero comprensibile come si possa spacciare la nostra volontà europeista per una furbesca maniera di farci pagare i debiti dai tedeschi. A parte il fatto che nessuno ha mai regalato all’Italia un euro, come ha peraltro già ricordato il Presidente del Consiglio, è comunque chiaro che l’unione europea o conviene a tutti o non conviene a nessuno. Ed è da chiedersi come marcerebbe l’economia tedesca, e quindi i suoi cittadini, se Italia e Spagna uscissero dall’euro, o se l’unione si disgregasse. Questa retorica-patacca della politica neo-nazionalista tedesca è un chiaro tradimento delle idee dei padri fondatori dell’Europa, che passarono proprio attraverso uno strumento tecnico, quello della regolazione di carbone e acciaio, per realizzare una più duratura pace fra le nazioni, evitando di approfittare delle condizioni della Germania, che usciva in macerie – materiali e morali – dalla seconda guerra mondiale.

(pubblicato sul Secolo XIX del 07-08-2012)