[31-07-2012] Napolitano frena, ma decideranno i partiti

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Lo scioglimento delle Camere, con conseguente voto anticipato, è un potere previsto dallaCostituzione per garantire il corretto funzionamento delle istituzioni, qualora il Parlamento non sia in grado di esprimere una maggioranza politica.

Giorgio Napolitano, ieri, ha frenato su questa ipotesi, ma soprattutto ha precisato che si tratta di un “potere costituzionale di consultazione e decisione che appartiene solo al Presidente della Repubblica”. Precisazione tutt’altro che superflua, dal momento che i costituzionalisti si sono sempre divisi sulla spettanza presidenziale, oppure “duumvirale” (Presidente più Governo), del potere di scioglimento.

L’impostazione di Napolitano è condivisibile, e conferma quanto il Presidente ha sostenuto anche in occasione della crisi del governo Berlusconi. All’epoca il Capo dello Stato, nonostante le forti pressioni, si rifiutò di sciogliere le Camere, essendoci una maggioranza (politica, come ebbe a ricordare lo stesso Napolitano) in grado di sostenere il governo Monti. Oggi le stesse forze che hanno sin qui sostenuto Monti potrebbero chiedere al Presidente di andare anticipatamente alle urne.

La lettura di Napolitano del potere di scioglimento sembra in armonia con una visione fortemente parlamentare della forma di governo: il Parlamento resta al suo posto fino a che è in grado di esprimere una maggioranza di sostegno ad un esecutivo, a prescindere dal fatto che il Presidente del Consiglio sia il leader della coalizione uscita vincitrice dalle urne. Monti ne è la testimonianza, appunto.

Se questo è vero, lo è anche il contrario: ciò significa che il potere presidenziale di scioglimento anticipato deve attivarsi quando non vi sia più alcuna maggioranza in grado di sostenere alcun governo. Se, cioè, una parte della “strana” maggioranza di sostegno a Monti si convincesse che è il momento di andare alle urne, difficilmente Napolitano potrebbe rifiutare di esercitare il proprio potere di scioglimento, quali che siano le sue convinzioni personali.

Quella di ieri, dunque, sembra più una “moral suasion”, per dirla all’inglese: cioè un monito ai partiti da vecchio saggio, che vede nel ritorno al voto con questa legge elettorale il naufragio irreversibile della seconda repubblica ed un grave danno per il Paese. Allo stesso modo deve essere letto lo stretto legame che Napolitano fa percepire tra scioglimento delle Camere ed approvazione di una nuova legge elettorale. Sembra che dica: se proprio volete andare al voto, condizione d’obbligo è modificare la legge elettorale. I suoi sono solo auspici, però, che potrebbero infrangersi di fronte a scelte diverse delle forze politiche. Al di là delle dichiarazioni di rito, infatti, non sembra che tutti i partiti (a cominciare dai due principali) siano davvero convinti di modificare la legge elettorale. Di fronte al fascino segreto del Porcellum, dunque, Napolitano può ben poco.

(pubblicato sul Secolo XIX del 31-07-2012)