[28-06-2012] La spending review: taglio su taglio, si raggiungerà la meta?

di Lorenzo Quilici, collaboratore presso la Camera dei Deputati

La spending review entra nel vivo e espande il fronte dei nuovi tagli: il Consiglio dei Ministri venerdì 15 ha varato due decreti “apripista” al decreto sui tagli alla spesa pubblica con i quali si è decisa la soppressione di alcuni enti pubblici secondari – quali l’Agenzia del Territorio, l’Agenzia per i Monopoli dello Stato e l’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico – e la riduzione degli organici dirigenziali (-20%) e del personale (-10%) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Economia (le pubbliche amministrazioni più invidiate d’Italia), che porterà al risparmio di 25 milioni di euro l’anno.

Ovviamente ci si aspetta qualcosa di più; pare infatti che una parte consistente dei tagli verrà dal pubblico impiego, con una forte riduzione delle piante organiche: a tal proposito il ministro per la pubblica amministrazione e semplificazione, Filippo Patroni Griffi, auspica che i dipendenti pubblici possano diventare “i protagonisti della rinascita del Paese”.

Parallelamente ai tagli di organico, l’esecutivo intende procedere alla diminuzione della spesa pubblica attraverso un massiccio accorpamento delle amministrazioni pubbliche sul territorio sfruttando l’imminente e a lungo auspicata abolizione delle province (si parla di abolirne ben 42 su 86 delle regioni a statuto ordinario), razionalizzando tribunali e prefetture e riequilibrando la rete scolastica regionale. Gli accorpamenti avrebbero il fine, non solo di snellire i costi del personale, ma anche di ridurre (del 10% nel 2013 e del 50% dal 2014) le spese per fitti e gestione degli immobili. Un ulteriore passo verso lo snellimento strutturale dello Stato sarà il taglio delle spese sull’acquisto di beni e servizi: si vuole infatti impedire che le amministrazioni, ed in particolare le Regioni e i Comuni, possano realizzare acquisti qualora il prezzo del bene o del servizio da acquistare sia indiscriminatamente più alto del prezzo standard nazionale.

In generale, dai 4,2 miliardi di tagli preventivati a maggio scorso nel dossier del ministro Giarda si è passati a 5 miliardi per la seconda parte del 2012 e a 8-9 miliardi (stimati) per il 2013. L’obiettivo principe resta quello di contenere l’aumento dell’Iva di due punti percentuali, previsto per ottobre, evitando così l’effetto depressivo.

Ovviamente l’azione di spending review viene incoraggiata da Bruxelles: infatti, è stata oggetto di specifiche indicazioni nelle raccomandazioni presentate a fine maggio dalla Commissione europea in esito all’esame del programma di stabilità e del programma nazionale di riforma dell’Italia.

A livello parlamentare, il decreto legge recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica è stato approvato in prima lettura al Senato il 7 giugno (con 236 voti favorevoli, 5 astenuti e 30 astensioni) e il 14 giugno ne è iniziato l’esame nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali (I) e Bilancio (V) che proseguirà ancora per questa settimana. I tempi per l’approvazione sono abbastanza ristretti, dovendo il decreto essere convertito in legge entro il 7 luglio.

Un punto critico sarà sicuramente il rapporto tra spending review e federalismo fiscale: come riuscirà il governo a non far impattare drasticamente i tagli alla spesa pubblica con le prerogative delle Regioni?

Sicuramente il Governo, dopo qualche momento di impasse, sta riprendendo la sua tortuosa azione riformatrice: il decreto sviluppo emanato il poco meno di due settimane fa – che teoricamente dovrebbe porre le basi per stimolare la tanto agognata crescita – e la spending review (anche se forse ancora un po’ annacquata) sono due tra i punti cruciali per dimostrare all’Europa quanto l’Italia stia facendo per uscire dalla crisi. Attendiamo fiduciosi i risultati.