[06-06-2012] La razionalizzazione della spesa pubblica: il governo e la Spending Review

di Lorenzo Quilici, collaboratore presso la Camera dei Deputati

La spesa pubblica che il governo intende razionalizzare attraverso la spending review ammonta, secondo quanto affermato qualche giorno fa dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, a circa un centinaio di miliardi di euro. Questa ingente somma rappresenta il pozzo di sprechi e di spese non produttive che il governo dovrà cercare di prosciugare. Nell’attuale situazione economica, l’esecutivo ha ritenuto necessario un immediato intervento di riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi per l’anno 2012. Questo importo potrebbe servire, per esempio, a evitare l’aumento di due punti dell’Iva previsto a partire dal primo ottobre prossimo.

Il decreto-legge con cui il governo intende realizzare il piano é stato adottato dal Consiglio dei Ministri il 30 aprile, dopo l’esame del Rapporto sulla spending review “elementi per una revisione della spesa pubblica”, illustrato da Giarda.

Il decreto-legge, in discussione nell’aula del Senato da martedì 5, verrà votato in prima lettura venerdì 8. Il passo successivo, a livello governativo, sarà fatto il 12 giugno con la riunione del Comitato interministeriale ad hoc presieduto da Monti e composto dal Ministro delegato per il programma di Governo, dal Ministro per la pubblica amministrazione e dal vice Ministro dell’economia e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Nella riunione verranno analizzati i dossier inviati negli scorsi giorni da ciascun ministero riguardanti le misure per attuare la razionalizzazione delle spese.

Obiettivo della spending review – su cui stanno lavorando il ministro Giarda e il commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti e servizi Enrico Bondi – è di conseguire un risparmio rispetto agli attuali livelli di spesa. In sostanza Bondi fisserà i livelli di spesa di ogni amministrazione, dando indicazioni su come ridurre le uscite. Si va dunque verso un sistema più accentrato in modo tale che la scure, più che a livello centrale, sarà usata dove eccedono gli sprechi: enti locali, aziende ospedaliere, società, ex municipalizzate.

La razionalizzazione e il contenimento dei costi sono infatti fondamentali per garantire, da un lato, il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, e dall’altro l’ammodernamento dello Stato e il rilancio dell’economia e dell’occupazione.

Un esempio riuscito di spending review è quello attuato dal governo britannico: nel periodo 2011-2015 si tagliano il 19% delle spese dei ministeri, e viene previsto il licenziamento di oltre 400 mila dipendenti improduttivi.

Per troppi anni si è parlato della necessità di attuare tagli alla spesa pubblica, ma poi si è sempre finiti per aumentare le tasse. Perché? La ragione è molto semplice: i tagli toccano categorie sociali e produttive specifiche, creando così una sorta di saldatura tra corporazioni, sindacati e partiti politici che rischia di compromettere, bloccandola, qualsiasi decisione presa dal governo.

È necessario mettere mano ad un programma pluriennale con manovre di vasta portata tra cui esternalizzazioni e privatizzazioni, ripensando tutta l’organizzazione dello Stato, in primis la governance locale. Infatti è prevista una “fase due” per ridurre significativamente la dinamica della spesa nel triennio 2013-2015.

I risultati che il governo otterrà si spera possano essere utilizzati per aumentare i servizi ai cittadini e per ridurre le tasse a lavoratori e a imprese; non, invece, per coprire i buchi di bilancio che verranno scoperti all’avvicinarsi della scadenza del 2013 (vedi pareggio di bilancio). Il rischio è che il governo si limiti ad alcune piccole recisioni, simboliche ed indolori, insomma non troppo efficaci per sistemare i conti dello Stato.