[09-05-2012] Aspettando Godot?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Certo il Movimento cinque stelle è una grande novità. Tutt’altro che antipolitico: ha addirittura un sindaco ed è il secondo partito in molte città. Buona fortuna, verrebbe da dire. Il “boom” che più colpisce di queste elezioni, però, è l’esplosione che scava un enorme cratere nell’area moderata. Andiamo per ordine. Il tracollo del centro destra è perfino troppo evidente. Il Pdl si riduce al rango di un partitino ad una cifra. La Lega paga, proprio al nord, diamanti, lauree farlocche e cerchi magici: voti in buona parte ceduti proprio a Grillo.

Colpisce anche il nanismo del terzo polo ed il fallimento precocissimo del partito della nazione che Casini aveva in mente di guidare. I modesti risultati dei partiti centristi dimostrano che non basta cambiare qualche nome e simbolo, se le persone restano le stesse.

Fin qui, si può dire, c’era da aspettarselo. La vera sorpresa è invece il partito democratico, francamente stantio proprio la volta buona che poteva incassare un grande risultato. Senza un centro-destra credibile, si poteva pensare, il Pd avrebbe dovuto fare il pieno di voti. E invece no. Dove vince, vince male e con candidati non suoi. Prendiamo Genova, dove – dopo il capolavoro delle primarie – i democratici sono costretti alla gogna del secondo turno, pur con un pdl inesistente.

Certo, rispetto allo sconquasso delle altre forze politiche, quella dei democratici si può definire una tenuta. Ma fino a quando? E, soprattutto, con quali prospettive di sviluppo? La resa dei conti, probabilmente, non tarderà ad arrivare. Le elezioni mostrano un’attrazione fatale del pd a sinistra. C’è da scommettere che inizierà presto il riposizionamento ed il dialogo con i grillini, cercando di recuperare voti a Vendola e a Sel. Con la conseguenza probabile di perdere ulteriore terreno al centro. Ma è una strada rischiosa, forse mortale.

Il Pd, poi, non sembra percepito come una reale alternativa al Pdl. Detto altrimenti, lo scontro sembra quello tra il vecchio, indistintamente rappresentato dai partiti “tradizionali”, ed il nuovo di Sel, di Grillo e di alcune liste civiche. È sicuramente un giudizio ingeneroso, ma gli elettori votano anche di pancia.

Se tutto questo è vero, quali scenari si aprono per le elezioni politiche? Non è affatto detto che si riproduca il medesimo risultato, nemmeno in caso di voto in autunno. Quali sono le variabili?

Anzitutto, l’astensionismo. Alle politiche, di norma, la percentuale di voto è più alta. Circostanza che dovrebbe favorire l’area moderata.

In secondo luogo, la legge elettorale: un sistema proporzionale senza correttivi potrebbe portare all’ingovernabilità, come accade nella Grecia di queste ore. A meno che non ci sia qualcuno in grado di aggregare al centro, costruendo una forza politica nuova, davvero riformista, capace di occupare l’enorme vuoto che le amministrative impietosamente registrano. Nonostante il disorientamento del momento, è da ritenere che l’Italia resti un Paese a prevalenza moderata. Ma dove sono i capitani coraggiosi capaci e disponibili a dare una seria alternativa al Paese?

(pubblicato sul Secolo XIX del 09-05-2012)