[05-05-2012] L’ottusità dei partiti

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Ha ragione Beppe Grillo, quando dice che il suo movimento ha decine di consiglieri comunali e provinciali democraticamente eletti e che, dunque, non può certo identificarsi con l’antipolitica.

Loro, come altri, stanno sperimentando un modo nuovo di fare politica. Criticabile. Che difficilmente saprà offrire sbocchi costruttivi. Che probabilmente si sgonfierà non appena passata la tempesta. Ma che sa intercettare la rabbia e la nausea dei cittadini per il sistema tradizionale dei partiti.

Il voto per i “movimenti”, così come il crescente disinteresse per le urne, è un segnale politico ben preciso, che non può essere liquidato come qualcosa che si pone al di fuori da, qualcosa altro da.

Per i partiti è un errore mortale ignorare quello che sta accadendo, ignorare le sensazioni che si respirano camminando per le strade. Non c’è più tempo per dichiarazioni fumose ai telegiornali. I cittadini sono inferociti e tutti i sondaggi mostrano quanto in basso sia scesa la fiducia nei partiti.

Le vicende del finanziamento pubblico non fanno che peggiorare la situazione. Tante chiacchiere, ma ancora nessun provvedimento concreto per la riduzione di costi, quando è ormai chiaro a tutti che l’attuale sistema, introdotto fraudolentemente nel corso degli anni, succhia alle casse dello Stato, e cioè alle nostre tasche, parecchie centinaia di milioni di euro. A parole, tutti d’accordo. Salvo, però, decidere di rinviare ogni decisione a dopo le elezioni amministrative. Per cercare di tenere nascosto all’opinione pubblica che sono già stati spesi i soldi non ancora incassati. Quindi, nessuna rinuncia, nessuna riforma seria, nessuna rivoluzione nel sistema di finanziamento. A meno che questo non sia imposto dall’esterno. Potrà essere Giuliano Amato, commissario straordinario voluto da Monti, l’uomo forte in grado di rivoltare il sistema dei partiti?

Certo, per ora, è stata persa una grande occasione. Anche per scacciare le squallide immagini di ruberie personali, diamanti, vacanze a sbafo e quant’altro. Non si dimentichi, poi, che l’attuale sistema sconta il peccato originale di esser stato costruito, un pezzetto alla volta, nonostante un referendum dall’esito chiarissimo contro il finanziamento pubblico. Un po’ come certi abusi edilizi: un po’ alla volta, prima una veranda e poi un muretto, i partiti si sono fatti una bella villetta in barba alla volontà dei cittadini, ed utilizzando i loro soldi.

Eppure bisogna essere molto schietti nel dire che i partiti sono uno strumento essenziale per il funzionamento della democrazia. Certo, ma non questi! Se non è pensabile un sistema democratico senza partiti, neppure si può tollerare un sistema come quello attuale. Servono nuovi leader e nuove visioni. Serve sacrificio e non privilegio, urge ritrovare lo spirito che animò i padri costituenti e che oggi anima molti giovani, molte donne e molti uomini fieri dell’Italia, che non riescono a trasmettere la propria voglia di costruire un Paese migliore alle istituzioni democratiche, anche per il tappo dei partiti. Questi hanno tradito il compito affidato loro dalla Costituzione: invece di favorire la comunicazione fra la società civile e le istituzioni, hanno creato un sistema di potere autoreferenziale ed irresponsabile.

(pubblicato sul Secolo XIX del 05-05-2012)