[06-03-2012] Se il tempo comanda anche il diritto e l’economia

I futuristi di inizio novecento che esaltavano la  «bellezza della velocità» probabilmente non avrebbero mai immaginato che quella stessa velocità, un secolo dopo, si sarebbe per lo meno decuplicata sull’onda della rivoluzione tecnologica incidendo profondamente sul modus vivendi dell’uomo moderno.

Il tempo breve (frenetico, accelerato, compresso) cui è assoggettata la nostra civiltà ha necessariamente inciso e mutato le discipline e le professioni in cui si estrinseca l’azione lavorativa dell’uomo e, forse, in certi casi ha trovato in quelle stesse discipline terreno fertile per fortificarsi.

La relazione tra la concezione moderna del tempo, il cui orizzonte è l’istante, il mondo del diritto e, dall’altro lato, quello dell’economia si pone dunque come un tema più che mai attuale nonché particolarmente indicato per generare spunti di riflessione.

Di ciò si parlerà il prossimo 8 marzo a Milano (ore 18.30, sala conferenze di palazzo Reale, piazza Duomo 14) in un convegno dal titolo emblematico “Il tempo del diritto, il tempo dell’economia” che, alla presenza dell’assessore Stefano Boeri, vedrà dialogare Marco Niada, Lorenzo Cuocolo, Carlo Marchetti, Pietro Modiano e Nando Dalla Chiesa.

Il diritto, infatti, è disciplina per sua natura intrisa di temporalità (scriveva Paolo Grossi che «il diritto è concepito ed assimilato dall’uomo in un preciso tempo, cioè in un determinato momento storico») anche se i rapporti tra diritto e tempo sono complessi vista la natura metagiuridica del secondo.

Il mondo dell’economia, invece, per certi versi ha un rapporto contraddittorio con il tempo: si trova dilaniato tra i ritmi frenetici della turbo-finanza che ha costruito spicchi di futuro senza un appiglio concreto nel presente e quelli rallentati della cd. economia reale, che dipende anche dai tempi della natura o per lo meno dai tempi della produzione.

La stessa idea di globalizzazione è stata concepita sul tempo, o meglio sulla compressione di questo così da ridurre anche lo spazio, e non manca chi ha sostenuto che la stessa crisi cui siamo di fronte trova (anche) le sue radici nella fuga in avanti che abbiamo provato a fare inebriati dal mito della velocità, sempre più divenuta sinonimo di potere.

Il tempo accelerato dell’ultimo trentennio ha dunque impattato anche sul diritto (ed i giuristi) e sull’economia (e gli economisti).

Il diritto, nelle sue varie branche, ha un rapporto contraddittorio con il tempo: il diritto costituzionale lo utilizza come strumento di freno del potere, salvo poi farsi affascinare dal mito dell’accelerazione (si pensi all’abuso di decreti legge rispetto alla promulgazione di leggi ordinarie); il diritto commerciale invece tramite il fattore tempo prova a dare garanzie o tutele (generalmente alle minoranze) ma poi tenta in ogni modo di rincorrere le esigenze della produzione e del mercato.

Il mondo economico, invece, è stato sconquassato dal tempo finanziario. I titoli quotati in borsa viaggiano 24 ore su 24, anche aiutati dai fuso orari, e le azioni sono comprate e vendute ad intervalli di nanosecondi frustrando il legame di proprietà tra l’investitore e la stessa società.

Questo rapporto bulimico con il tempo ha  reso impossibile, di conseguenza, qualsiasi tipo di analisi ragionata e strutturata ed ha appiattito la riflessione sull’istante, privilegiando un sistema in cui il debito dei privati cresce vertiginosamente ed irresponsabilmente (nel 2009 negli Usa era 117% sul Pil) e negando invece l’idea di una progettazione economica che tenda al futuro.

La tecnica, a pensarci bene, ha modificato lo stesso modo di scrivere, di comunicare, di lavorare; il modo di vendere e di comprare ed in definitiva anche quello di conoscere e pensare. Questa straordinaria rivoluzione tecnologica ha dunque investito non solo l’economia reale, che per Giovanni Iudica è «il modo di produzione della ricchezza materiale», ma ha dato un impulso alle attività finanziarie, giungendo ad avere necessarie ricadute sulla politica, la geopolitica e quindi la stessa società ed i suoi individui.

E di conseguenza anche sull’odierna «democrazia immediata» (così la definisce Lorenzo Cuocolo nel saggio “Tempo e potere nel diritto costituzionale”) dove il tempo è «una mera commodity valutabile ed acquistabile con il denaro». Ed il passo non è lungo per arrivare a parlare, forse, della necessità di riconoscere un vero e proprio diritto al proprio tempo, il vero lusso della nostra epoca.