[29-02-2012] No Tav, no grazie.

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Giovani contro. I ragazzi che si fronteggiano, no-TAV e forze dell’ordine, hanno poco più di vent’anni, e – come molti di noi – non hanno mai visto le guerre, gli anni di piombo, le stragi.

Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca di pace. Perché violenze, scontri, incendi, giovani gravemente feriti?

Ognuno pensi quello che vuole della TAV. Resta, comunque, un’opera decisa secondo le procedure della democrazia. Non saranno perfette, ma sono le migliori che abbiamo.

La nostra democrazia prevede anche il dissenso, e tutela la sua manifestazione. Ma non prevede, né può tollerare, il dissenso violento, il tentativo di imporre a tutti i costi una volontà diversa da quella scaturita dal percorso decisionale democratico.

Carabinieri e poliziotti sono lì a garantire che prevalga la volontà democratica. Malpagati servitori dello Stato meritano, ancora una volta, la solidarietà e l’ammirazione di tutti noi, che li graviamo di doveri scomodi per garantirci una convivenza civile.

Gli antagonisti violenti meritano certo ferma condanna, ma soprattutto fa rabbia vedere i loro talenti sprecati in slogan retrò e vuoti, in violenze di fazione, per non dire degli idioti imbrattamenti di muri e monumenti, che stanno fiorendo in tutte le città.

Ma la maggior riprovazione, senza pietà, né speranza di riscatto, va per i cattivi maestri, e soprattutto per i leader di un movimentismo opportunista e vacuo, che specula sulla buona fede di chi è schifato e vorrebbe cambiare il mondo, ma si mette nelle mani sbagliate.

Al Paese e ai suoi giovani serve buona politica, da troppo tempo assente, con partiti che siano capaci di canalizzare le espressioni di dissenso e le diverse voci della società. Spetta a noi costruire un Paese dove il Parlamento sia percepito come un luogo sacro e non come un tempio di mercanti, dove chi fa politica sia riconosciuto come un servitore dello Stato, e non come un ladro, dove chi infrange la legge non sia giustificato o giustificabile, anche se lo fa in nome dell’ambiente, ha la barba lunga e l’aria ribelle e dannata che tutti un po’ vorremmo avere.