[15-02-2012] Celentano chi?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Celentano spiega la Costituzione in tivù. Celentano critica la Corte costituzionale. Celentano illustra la sovranità popolare.

Cerco sui sacri testi del diritto costituzionale, cerco perfino sulle banche dati delle citazioni. Nessun “A. Celentano” fra i costituzionalisti. Nessun impact factor per il Molleggiato.

Eppure esiste: ieri sera milioni di italiani lo hanno ascoltato in un eterno soliloquio, ospitato sulla televisione pubblica, pagata con soldi dei cittadini.

Ieri il Presidente del Consiglio ha coraggiosamente detto che non possiamo permetterci le Olimpiadi. Scelta tragica, ma carica di serietà. E allora, già che ci siamo, mettiamo mani e braccia nell’orrido carrozzone RAI, che drena centinaia di milioni di euro per un presunto servizio pubblico che si concreta in produzioni come quella di Capodanno a Courmayeur, in cachet astronomici per vecchi calciatori reinventati ballerini, o in spettacoli volgari come quello di Celentano.

Per non parlare del servizio pubblico regionale, affidato a peso d’oro alle sedi RAI locali che costano una fortuna e producono poco più di una mezz’oretta al giorno di notizie, in un mondo che (forse non se ne sono accorti) viaggia alla velocità dei tweet e dei post su facebook.

A quale titolo ospitare nella trasmissione di punta del servizio pubblico un artista che sproloquia per un’ora di temi sui quali non ha nessun titolo a parlare? A parte i volgari attacchi verso il mondo cattolico, che non meritano neppure commento, perché dare spazio – con i pochi denari degli italiani – al Celentano costituzionalista, che ha tentato di imbonirci con sgangherate ricostruzioni della sovranità popolare e delle funzioni della Corte costituzionale?

Celentano ha il grande dono di essere un artista, e pure di razza. Si dedichi alla musica e, semmai, vada al Festival per cantare. Il Governo, invece, non tardi a rivoltare la RAI come un calzino, facendone una virtuosa impresa di servizio pubblico, lontana dagli ingiustificabili sprechi di denaro pubblico, che offendono i gravi sacrifici che tutti i cittadini, in questo periodo, sono chiamati a fare.