[31-01-2012] Costituzionalizzare i governi tecnici (per una vera Terza Repubblica)

di Mauro Rubino-Sammartano, Presidente, European Court of Arbitration

L’iniziativa del Capo dello Stato di dare vita ad un Governo Tecnico è stata accolta  con largo conforto, essendo la risposta migliore all’emergenza.

Al di là della contingenza, essa induce tuttavia ad una riflessione di fondo, la quale  trae le mosse dall’individuazione di alcuni dei non pochi mali della Seconda Repubblica.

Anzitutto, essendo il Governo l’espressione della maggioranza in Parlamento, viene a  mancare il contrappunto naturale tra potere legislativo ed esecutivo. Quest’ultimo,  emanazione del primo, traduce infatti inevitabilmente le intenzioni della maggioranza.

Il Governo viene inoltre formato mediante criteri di ripartizione degli incarichi tra le  correnti del partito unico di maggioranza o tra i partiti che la compongono. Ne consegue che non è raro che il titolare di un dicastero e i suoi sottosegretari non siano esperti del relativo settore.

Soluzione poco accettabile in quanto chi si trova in tale situazione rischia di dover accettare la posizione proposta dai suoi Direttori  Generali o di adottare soluzioni autonome, non sostenute da una profonda conoscenza ed esperienza della materia. Inoltre, tali cariche, nell’effettuare scelte politiche, sono portate a dover tenere spesso conto della loro popolarità, al fine di non ostacolare il successo del proprio partito, nonché la propria rielezione alle successive elezioni.

Infine il Ministro e i suoi sottosegretari non possono essere insensibili ai desideri della segreteria del proprio partito. Viene così totalmente meno la separazione dei poteri, così nitidamente teorizzata da Montesquieu ed essenziale per l’equilibrio tra i poteri dello Stato, e la segreteria del partito di maggioranza cumula in sé il controllo dei poteri legislativi ed esecutivi.

Il risultato congiunto di tali deviazioni non può essere soddisfacente.

La soluzione adottata saggiamente dal Capo dello Stato apre allora una nuova prospettiva di portata generale, ovvero di costituzionalizzare i Governi Tecnici, soluzione che può evitare le negatività sopra considerate.

L’ipotesi che in tal caso si prospetta è che il Governo, attraverso una modifica della Costituzione, venga  sempre costituito dal Capo dello Stato, e sia composto  solo da tecnici, ossia non da politici né da persone ad essi vicine.

Un Governo che presenta al Parlamento il proprio programma e man mano le proprie proposte legislative, che restano soggette alla sua approvazione.

Si ripristina in questo modo la separazione dei poteri.

I componenti del Governo saranno in tal caso dei tecnici, ciascuno esperto nella propria materia. Avendo mandato per quella legislatura, con esclusione del rinnovo del mandato da parte del Presidente della Repubblica, essi non dovrebbero essere influenzati nelle loro decisioni da speranze elettorali.

La nomina del Capo dello Stato da parte di cittadini, attraverso un’elezione diretta, dovrebbe produrre l’effetto di rafforzare il ruolo e la sua posizione super partes anche ai fini di tale ulteriore ruolo.

Ci si dovrebbe forse anche domandare se siano ancora necessari due rami del Parlamento, posto che i criteri per l’elezione dei  loro componenti non sono più molto diversi.

Una riforma piuttosto profonda, come quella qui delineata, non sarà verosimilmente facilmente effettuata.

Peraltro, un ruolo propositivo non è forse privo di una qualche utilità quale contributo ad una continua ricerca di soluzioni che possano migliorare l’assetto della comunità.