[30-01-2012] Scalfaro: un Presidente controverso

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

La presidenza Scalfaro fu indubbiamente attiva, e le pagine più delicate arrivarono nel 1994, quando dalle urne uscì vincitore Silvio Berlusconi da Arcore, che sbaragliò la gioiosa macchina da guerra che Achille Occhetto credeva di guidare. Si capì subito che Scalfaro mal digeriva il sorgere del berlusconismo. E lo scontro fu chiaro quando entrò in crisi il governo e Scalfaro rifiutò di tornare ad elezioni (come chiedeva Berlusconi), formando il governo Dini, dichiaratamente tecnico ma, nei fatti, sostenuto dal centro-sinistra.

Questo fu il punto di non ritorno, che costò per sempre a Scalfaro il rispetto del centro-destra. Anche i costituzionalisti si divisero sul punto. Si trattava, in altre parole, di giudicare la legittimità costituzionale dei “ribaltoni”. Sul punto, la Carta fondamentale non pone alcun paletto: si può formare un governo a condizione che questo disponga della fiducia del Parlamento. Anzi, deputati e senatori non sono soggetti al “vincolo di mandato” e possono quindi liberamente muoversi nell’emiciclo formando maggioranze di governo diverse da quella uscita dalle urne. Sotto il profilo formale, dunque, nulla può rimproverarsi a Scalfaro. Nella sostanza, però, la sua mossa portò ad un governo che, pur spacciato per tecnico, aveva una maggioranza ristretta ed una forte opposizione politica in parlamento. Una mossa azzardata, dunque, tanto più se si pensa che non fu imposta dall’emergenza, com’è invece accaduto nei mesi scorsi con la nascita del governo Monti.

E i fatti andarono anche peggio, quando – chiusa la parentesi del governo Dini – il ricorso anticipato alle urne premiò il centro-sinistra e consentì la nascita del primo governo Prodi. E, ancora, non mancarono violente critiche quando – caduto Prodi per un tradimento interno – Scalfaro consentì la nascita del governo D’Alema, consegnando per la prima volta il governo della Repubblica a un ex comunista. La critiche furono rafforzate pochi mesi dopo, quando Scalfaro – non più Presidente, ma senatore a vita – votò la fiducia al secondo governo D’Alema, consentendo di leggere in quel voto una condivisione politica impropria.

L’analisi tecnica dei singoli fatti costituzionali non consente di muovere a Scalfaro critiche fondate. La visione complessiva della sua presidenza, tuttavia, lascia a tratti la sensazione che egli abbia preso posizioni di parte, opponendosi all’ascesa di Berlusconi che, in quegli anni, sembrava davvero irresistibile. Come sempre, la storia giudicherà. Ma ci sarà ancora bisogno di tempo: già vent’anni dopo – anche alla luce degli eventi costituzionali più recenti – la presunta faziosità della parabola di Scalfaro lascia spazio all’esempio di integrità e coerenza ricordato ieri da Napolitano.

(pubblicato sul Secolo XIX del 30-01-2012)