[13-01-2012] Tocca alle Camere superare il Porcellum

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Né giuridica, né costituzionale. Così Antonio Di Pietro bolla la decisione della Corte costituzionale di inammissibilità dei referendum elettorali. A suo dire si tratta di decisione politica, per far piacere al Capo dello Stato. Difficile essere più lontani da questa posizione. Il grande merito della Consulta, infatti, è stato quello di far prevalere le ragioni del diritto costituzionale su quelle della politica, anche se questa è forte di un milione di firme e di un larghissimo consenso. Una ferita alla sovranità del popolo? Niente affatto: questa si deve esercitare nelle forme e nei limiti della Costituzione, che comprendono il vaglio di ammissibilità dei referendum abrogativi, alla luce delle norme costituzionali. Sul punto, la giurisprudenza della Corte è chiara e consolidata. Cambiare bruscamente rotta adesso sarebbe stato piegare gli strumenti del diritto alle pressioni della volontà popolare del momento. E dunque? Resta sul tappeto un milione di firme e una mobilitazione popolare rara a vedersi. Se è corretto che quest’onda d’urto non penetri le stanze ovattate del palazzo della Consulta, non è comunque vero che debba perdersi nel vento, vanificando lo sforzo e le convinzioni di tanti cittadini che hanno dimostrato di ben comprendere che il valore della democrazia si annida anche nei meccanismi di scelta dei rappresentanti.

La piena, dunque, si abbatte ora sul Parlamento. E, sia chiaro, questo sì che deve essere permeabile al sentimento popolare, orientando conseguentemente la propria attività. Detto altrimenti, se i partiti politici ed i loro parlamentari facessero finta di niente, per tornare alle urne con il porcellum, determinerebbero il suicidio di un’intera classe politica. Pare che anche la Corte costituzionale, nella sua decisione, abbia inserito un monito alle Camere al fine di un rapido intervento di riforma.

Eppure, sembra che ci sia ancora spazio per i tentennamenti: in effetti, non è facile immaginare come possano accordarsi forze così sfrangiate e inconcludenti. Né è facile pensare come proprio questi parlamentari, figli illegittimi del porcellum, possano rivoltarsi al proprio genitore, a vantaggio di un sistema che riporti la scelta degli eletti ai cittadini. Sarebbe stata migliore una scelta etero-imposta? No, perché la vera democrazia si costruisce sul rispetto delle regole, anche quando sono dure e amare. E se anche si dovesse tornare a votare con il porcellum, si può star sicuri che i cittadini si rivolterebbero contro l’attuale sistema dei partiti: chi ancora voterà, sceglierà di certo le offerte politiche davvero nuove che verranno costruite.

Un’ultima notazione: appurata la correttezza istituzionale della Corte, non si può nemmeno dire che la decisione sia stata presa per favorire il governo “inciucista” di Monti, come pure ha detto Di Pietro. Sotto il profilo della valutazione politica, poi, se questo governo, che dà orgoglio e credibilità agli italiani, dovesse uscire rafforzato dalla decisione, se ne rallegrerebbe ogni vero democratico, a cominciare, con ogni probabilità, dal milione di sottoscrittori del referendum.

(pubblicato sul Secolo XIX del 13-01-2012)