[10-01-2012] Porcellum duro a morire

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Questione di Derecho político, direbbero gli spagnoli. Sì, perché l’ammissibilità dei referendum sulla legge elettorale mostra quanto siano sottili i confini tra il diritto costituzionale e la ragione politica.

Quasi tutti i costituzionalisti vorrebbero sostituire il “porcellum” (nome evocativo, coniato dalla fantasia ruspante del senatore Calderoli) con una più acconcia legge elettorale, che abolisca il premio di maggioranza, scongiuri maggioranze diverse alla Camera e al Senato, abolisca le candidature multiple e restituisca ai cittadini la scelta dei rappresentanti. Ma non è detto che quanto è auspicabile per il bene del Paese sia anche giuridicamente ammissibile.

In questa settimana la Corte costituzionale si pronuncerà sull’ammissibilità di due referendum abrogativi che, con tecniche diverse, mirano a cancellare l’attuale legge elettorale per far rivivere il cd. “mattarellum”, cioè un sistema a caratterizzazione bipolare, con collegi uninominali. I quesiti arrivano all’esame della Corte forti di un milione e duecentomila firme. Un’enormità. L’ammissibilità, però, è tutt’altro che scontata, nonostante la forte spinta popolare: la Corte, infatti, ha sempre escluso la possibilità di “reviviscenza”. Uccidere la norma in vigore, cioè, non vuol dire far rivivere automaticamente quella precedente. Questo orientamento, risalente alla fine degli anni ottanta (sent. 29/1987), è stato confermato ancora con la sent. 24/2011 sul referendum sull’acqua. È dunque assai improbabile che la Corte possa ammettere i quesiti. Tanto il primo, che mira all’abrogazione dell’intero porcellum, quanto il secondo che, con una tecnica più ingegnosa, mira ad ottenere lo stesso effetto con una serie di abrogazioni “chirurgiche”.

Questo il profilo strettamente giuridico. Poi ci sono le considerazioni politico-istituzionali. Quella più in voga in questi giorni riguarda le sorti del governo Monti: si dice, infatti, che se la Corte ammette i referendum condanna a morte il governo. Berlusconi, infatti, sarebbe fortemente invogliato ad andare subito alle urne, scongiurando la consultazione referendaria. Chissà se è vero. Certo, una parte consistente della politica, e non solo il centro-destra, al di là delle intenzioni dichiarate, ha la forte tentazione di votare con il sistema attuale: il controllo resterebbe saldamente nelle mani delle segreterie dei partiti, che altrimenti potrebbero venire travolte dal desiderio e dall’esigenza di cambiamento. La partita, però, si sposta dalla fredda analisi giuridica all’opportunità politica. In questo filone si deve collocare l’invito che il Presidente della Repubblica, nel messaggio di fine anno, ha rivolto al fine di una modifica della legge elettorale. Nella stessa scia si potrebbe collocare l’eventuale monito della Corte al Parlamento, che potrebbe accompagnare la pronuncia di inammissibilità, al fine di non lasciare inascoltate un milione e duecentomila firme.

(pubblicato sul Secolo XIX del 09-01-2012)